Open Urbe, i reggiani vogliono la fibra ottica
Tra le sollecitazioni arrivate dal Comune, anche la richiesta di una app che fornisca notizie sugli eventi e i luoghi per il tempo libero in centro
Un portale eventi dedicato al centro storico, che conferma la necessità dei giovani di trovare velocemente concentrato in un solo spazio tutte le informazioni su quello che si può fare, di giorno o di sera, in città. Ma anche una app che raccolga, promuova e faccia conoscere le attività più giovani e innovative esistenti in città. Queste le due priorità indicate dai cittadini e dalle imprese reggiane che hanno partecipato a "Open Urbe", il progetto curato dal Comune di Reggio, che aveva lo scopo di individuare quali scelte, a detta degli intervistati, che sono necessarie per rendere la città di Reggio una vera Smart City. Cioè intelligente, veloce e dotata di tecnologie per arrivare a definire l'agenda digitale locale. Tra le prime priorità indicate anche quella di una diffusione capillare della fibra ottica: «Un terreno su cui però il Comune può solo svolgere un ruolo di facilitatore e non essere un protagonista attivo» ha spiegato ieri l'assessore Natalia Maramotti, nell'illustrare gli esiti del percorso che ha visto il coinvolgimento di oltre trecento persone.
«Un risultato che è in sintonia _ ha commentato Natalia Maramotti _ con quanto abbiamo cercato di fare in questi anni e con le politiche per la promozione del Centro storico e per la conoscenza, come dimostra la scelta del Tecnopolo e di fare Reggio la città dei saperi».
Quella che si è conclusa ieri, con l'assegnazione a Roberta Pedroni, Paolo Bedogni, Cristian Simonazzi dei tre tablet in palio tra i partecipanti al progetto, è solo la prima fase del progetto.
La seconda fase sarà creare concretamente le app per smartphone e l'appuntamento è già fissato per sabato 10 maggio con la creazione di tre gruppi di lavoro (composti da esperti informatici, comunicatori), che realizzeranno le app, mentre il comune si occuperà di reperire le risorse per la loro realizzazione.
Tra le tante priorità indicate n base alle sollecitazioni del progetto "Open Urbe" anche altre voci, indicative di quanto le aziende e i giovani pensano sia necessario per creare una città intelligente in cui vivere meglio e al tempo stesso indicative di nuove sensibilità. Dalla adozione dei cassonetti intelligenti, a una maggior diffusione del fotovoltaico sui tetti degli edifici pubblici, a sistemi per ridurre i costi energetici e alla diffusione del wi-fi. Ma sono arrivate anche richieste per creare interconnessioni tra i cittadini di uno stesso quartiere o quello di dotare tutti i cittadini di una propria identità digitale. Insomma un mix tra chi guarda alle app come strumento per "sburocratizzare" e chi guarda a una smart city attenta all'ambiente e alla voglia di socializzare. E le due cose non sono in contraddizione.
Roberto Fontanili
