Prampolini: «Non licenzierò nessuno»
La candidata del centrodestra sul rilancio della macchina comunale: da imprenditrice, prima verificherò le capacità
REGGIO EMILIA
«Quando prenderemo in mano la macchina comunale, perché la prenderemo, faremo una verifica a 360 gradi partendo dai conti e dal personale. Ma non ci interessa fare piazza pulita. E neppure cacciare a prescindere i “parenti” oggi sotto acccusa... Per noi conta solo la meritocrazia».
Dopo il progetto di rilancio illustrato da Luca Vecchi (candidato del centrosinistra) e il taglio di teste annunciato da Norberto Vaccari (lo sfidante del M5S), ora tocca a Donatella Prampolini (candidata del centrodestra) confrontarsi con gli argomenti messi in campo dall’assessore Matteo Sassi per lanciare l’allarme sullo stato di salute del Comune: dalle indagini sulla morte di Sylvester al furto alla Galleria Parmeggiani passando dal caso dell’appalto al cugino di Delrio.
Prampolini, questa macchina comunale è tutta da buttare?
«Assolutamente no. Si tratta, e questa sarà la prima cosa da fare, di procedere a una verifica sulle competenze del personale. E posso dire, perché ho toccato con mano, che soprattutto ai livelli più bassi ci sono dipendenti con potenzialità inespresse, semplicemente perché fino a questo momento non si è ragionato in termini di meritocrazia ma in termini di porte girevoli. Io parto da un punto di vista imprenditoriale: non possiamo permetterci di sprecare risorse umane. Alle persone capaci bisogna dare motivazioni e offrire la posssibilità di crescere: con i 100 dipendenti della Manzini e con gli oltre 150 di Confcommercio ho usato e uso questo metodo. E funziona. E lo stesso deve valere nel settore pubblico. Oggi, nel pieno della crisi, un dipendente comunale si tiene stretto il suo posto anche se non è soddisfatto. Ma quando la crisi sarà passata, quello stesso dipendente comunale porterà le sue potenzialità altrove. E non possiamo permettercelo».
Ha parlato di “livelli bassi”. Ma cosa ne farà dei dirigenti ?
«Il discorso non cambia anche se a quei livelli le scelte sono state fatte per logiche politiche. Dipende sempre dall’imprinting che dà l’amministrazione: se un dirigente, a prescindere dal colore politico, dal genere, dall’opportunità e dal fattore generazionale, sarà in grado di capire che bisogna dare una sferzata alla macchina comunale e sarà capace di adattarsi alle nuove strategie, perché cacciarlo?
Non caccerà neppure “i parenti di”?
«Le colpe dei parenti, potrei parafrasare il celebre detto, non devono ricadere su chi è capace. Tutti devono essere giudicati secondo i parametri della meritocrazia. E mi sa tanto di demagogia quando Casella dice “fuori i trombati dalle partecipate”. Se una persona è capace, perché no?».
Vaccari (M5S) caccerebbe via per primi Magnani e Russo. Lei se li tiene?
«Sono tanti i progetti di Magnani che non ho condiviso. Così come sul caso Sylvester vorrei capire un po’ meglio quello che è stato fatto dalla Municipale. Ma si torna al discorso di prima. Bisogna risalire all’imprinting politico arrivato dall’amministrazione. Poi capire dove sta l’errore».
Insomma, lei non boccia nonostante le insufficienze...
«Io rimando a settembre. Come ho sempre fatto a livello imprenditoriale. Una possibilità non la nego a nessuno»
Passando ai costi della politica. Dove trovare le risorse, o anche, dove tagliare?
«E’ un tema fondamentale. Cercherò innanzitutto di capire quante risorse economiche abbiamo a disposizione. E poi mi soffermerò su temi specifici, a partire dalle consulenze esterne. Mi sembra di capire che oggi ce ne sono tante e affidate a pochi nominativi: si tratta di vedere se certe competenze si possono trovare all’interno, come io credo. E poi il trasporto pubblico: ma si rende conto che si sono autobus targati RE? E qui le risorse non sono difficili da trovare: basta che i passeggeri paghino il biglietto. E perché questo accada è sufficiente mettere sugli autobus gli uomini della Municipale, quelli che solitamente stanno seduti in ufficio: si entra dalla porta anteriore e chi non ha il biglietto non passa la sbarra».
Lei ha progetti precisi per la Polizia Municipale...
«Porterò gli agenti fuori dagli uffici, ma il loro compito non sarà principalmente quello di dare multe, come accade ora: e se lo fanno è perché qualcuno glielo ordina. Ma il nostro imprinting sarà diverso. Li mandiamo in strada per rendere la città più sicura, per evitare atti di vandalismo, perché i cittadini siano protetti. Ogni giorno c’è gente che imbratta muri e vetrine. E i vigili? Passano e si voltano dall’altra parte».
Insomma, non caccerà nessuno ma rivolterà la macchina comunale come un calzino.
«Sì, se questo significa gestire il Comune secondo una prospettiva manageriale. Prenda il centro storico: da una parte dicono di volerlo rivitalizzare, dall’altro continuano ad autorizzare aperture fuori dal centro. Questo non significa affrontare un problema con una visione manageriale».
In cosa si distingue il sindaco-manager?
«Semplice. Se sei un sindaco bravo avrai nel tuo comune i servizi migliori al costo più basso. E’ così che funziona».
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