Province addio, ok alla legge Delrio
Arrivano anche la città metropolitane. Norme in vigore dal 2015. L’ex sindaco di Reggio: «Nessun golpe. È una riforma attesa da anni»
REGGIO EMILIA
Le Province così come le abbiamo conosciute, da ieri non esistono più. Nascono le città metropolitane, diventano più semplici le Unioni tra Comuni. Con il sì definitivo della Camera al ddl Delrio – sancito da 260 voti favorevoli, 158 contrari e 7 astenuti tra le pr
oteste plateali di Forza Italia e del Movimento 5 Stelle – il sistema delle amministrazioni locali viene ridisegnato in via transitoria in attesa della riforma del Titolo V della Costituzione, che all’articolo 114 indica le Province come elemento costitutivo della Repubblica, al pari di Comuni, città metropolitane e Regioni. Fino ad allora, le Province non scompaiono, ma si svuotano di competenze e si trasformano in enti territoriali di area vasta di secondo grado, guidati da un presidente indicato dai sindaci e dai consiglieri comunali della Provincia, il quale governa il territorio con l’Assemblea dei sindaci e il nuovo Consiglio provinciale formato da 10 a 16 componenti scelti tra gli amministratori locali. Tutti in carica senza compenso, a esclusione di quello già percepito per l’incarico principale.
DELRIO: PORTERÀ RISPARMIO. «Oggi abbiamo detto basta a tremila politici nelle Province - commenta il premier Matteo Renzi - è un primo passo verso una concreta riorganizzazione dello Stato». «È una riforma vera» esulta su Twitter il sottosegretario Graziano Delrio, che dà il suo nome alla legge.
spariranno 3.000 amministratori provinciali, nei piccoli comuni amministratori a titolo gratuito #province @zapduepuntozero
— Graziano Delrio (@graziano_delrio) 3 Aprile 2014Per le opposizioni, invece, il decreto non solo non abolisce le Province, ma serve a moltiplicare le poltrone. «È un golpe» accusa Forza Italia, e il Movimento 5 Stelle espone in aula quelle che indica come le vere cifre della riforma: 26.093 e 5.600, «il numero dei consiglieri comunali e di assessori in più che saranno nominati con l’entrata in vigore del ddl». Replica Delrio: «Non c’è alcun elemento di verità, nessun golpe. La riforma porterà semplificazione e risparmio. Ma loro hanno preoccupazioni di tipo politico, perché il centrosinistra ha un sacco di sindaci».
COSA RESTA DELLE PROVINCE. Fino al primo gennaio 2015 le Province continueranno a essere guidate dagli attuali presidenti che ne diventeranno – a titolo gratuito – i commissari, assieme ai 21 commissari di governo già in carica. Non si voterà quindi, per la rielezione dei 52 organi provinciali in scadenza in primavera. Le competenze verranno trasferite a Regioni e Comuni, a eccezione dell’edilizia scolastica, della pianificazione dei trasporti e della tutela dell’ambiente.
