Gazzetta di Reggio

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Certificati antipedofilia, è subito caos

di Elisa Pederzoli
Certificati antipedofilia, è subito caos

In base a una normativa europea sono obbligatori da lunedì e riguardano insegnanti, allenatori, catechisti e volontari

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REGGIO. Un “certificato antipedofilia” per tutti coloro che, per lavoro o per volontariato, hanno a che fare con i minori. E’ la novità introdotta dal decreto legislativo numero 39 del 4 marzo scorso, che recepisce la “Direttiva europea relativa all’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile”. Tradotto: sarà necessario recarsi nel palazzo di giustizia, farsi rilasciare il proprio certificato giudiziario relativo specificamente a una serie di reati legati ai minori – prostituzione, pornografia, pornografia virtuale, turismo sessuale e adescamento – per certificare che non ci siano condanne a carico e consegnarlo al proprio datore di lavoro.

Le categorie coinvolte sono numerose: insegnanti, allenatori, catechisti, educatori, etc. Ma i tempi per mettersi in regola ristrettissimi: l’obbligo scatta da domani. E la sensazione è che ci sia stato un pesante deficit di comunicazione.

«Lo abbiamo saputo appena mercoledì, da una comunicazione di Uisp e Csi, ma con questi tempi è una cosa improponibile». Commenta così la novità Anzio Arati della Falk. «Questa disposizione ci sta mettendo notevolmente in difficoltà e non saremo certo pronti per la data prevista – spiega – Qui c’è gente che lavora, che va a scuola, che insegna. E deve recarsi personalmente nell’ufficio per farsi rilasciare il documento, in un ufficio che è aperto solo di mattina. Inoltre, ogni sei mesi è da ripetere. E’ una decisione assurda e dire che subiamo una direttiva della comunità europea è troppo comodo: avrebbe dovuto essere interpretata, essere meno severa. Specie in un’epoca di autocerficazioni come questa». Sulla sua utilità, poi, replica: «Nel mondo sportivo c’è una forma di autocontrollo elevatissima, non era necessario questo provvedimento. Qui ci sono genitori, dirigenti. Un adulto non è mai da solo con i minori».

E’ sorpreso della novità anche Andrea Dallasta di Progetto Intesa, scuola di calcio della Bassa. «L’ho sentito dire, ma non abbiamo ricevuto comunicazioni – risponde – Mi viene da dire che se entra in vigore ora, come minimo avrebbero dovuto dircelo a febbraio per prepararci». «Lo ritengo un principio giusto garantire che una persona che sta con i ragazzi sia una persona adatta. E tra parentesi non solo per quanto riguarda la pedofilia. Ma il controllo lo facciamo noi dirigenti quando accettiamo che qualcuno venga a lavorare con i nostri giovani». E aggiunge: «Ho la sensazione che chi fa la legge, non si renda conto della realtà quotidiana. Noi avremo un centinaio tra allenatori e altro personale. E posso capire che lo debba fare il dirigente. Ma lo devo chiedere anche al genitore appassionato che viene a darci una mano? O al pensionato che ci aiuta a pulire gli spogliatoi? Non posso chiedere a un anziano di andare in tribunale...».

Fausto Vezzani, della Reggiana, conferma che nemmeno a loro sono arrivate comunicazioni ufficiali. «Se devo essere sincero, è una cosa che non mi convince molto – dichiara – perchè è chiaro che ci vuole attenzione nella scelta degli adulti per le attività con i bambini. E questa è una prima forma di controllo. Poi, ci sono sempre più adulti presenti con i bambini contemporaneamente quando si fanno gli allenamenti. Ci si controlla a vicenda». «Ad ogni modo – conclude – se siamo obbligati, qualcuno ci dovrebbe dire come fare».

Le stesse incognite e gli stessi dubbi si stanno vivendo nel mondo della scuola, dove ancora prevalgono scarsa informazione e incertezze.

Da parte del Ministero della Giustizia qualche risposta sembra iniziare ad arrivare. «L’obbligo di tale adempimento – si legge in una nota ministeriale – sorge soltanto ove il soggetto, che intenda avvalersi dell’opera di terzi, si appresti alla stipula di un contratto di lavoro; l’obbligo non sorge invece ove si avvalga di forme di collaborazione che non si strutturino all’interno di un definito rapporto di lavoro».

Dunque, per coloro che operano solo come volontari, non ci sarebbe bisogno di presentare il “certificato antipedofilia”. Ma i punti da chiarire sono ancora troppi. E l’entrata in vigore decisamente troppo vicina.

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