Da “Charlie Alfa” alla tragedia vicino al Cerreto
COLLAGNA. «Il nostro aereo è caduto, c’è nebbia, non sappiamo dove siamo, eravamo diretti a Ravenna... Il pilota è morto». Erano le 21 del 26 maggio 2002 quando un passeggero del Piper Papa Eko 45...
COLLAGNA. «Il nostro aereo è caduto, c’è nebbia, non sappiamo dove siamo, eravamo diretti a Ravenna... Il pilota è morto». Erano le 21 del 26 maggio 2002 quando un passeggero del Piper Papa Eko 45 precipitato un’ora prima sull’Appennino tosco-emiliano riuscì a trovare il segnale e, dall’inferno, telefonare al 118. Da quelle poche parole, scattarono le ricerche che nel giro di poche ore – con una mobilitazione forse senza precedenti – portò i soccorritori a individuare, grazie a un elicottero della protezione civile, i resti dell’aereo sul monte Comano (Massa Carrara), poco oltre il Passo del Cerreto.
Su quell’aereo viaggiavano quattro persone e l’unica vittima fu il pilota, il milanese Bruno Palazzini di 59 anni. Tre, invece, i superstiti: il manager ferrarese Gianluca Mantovani, all’epoca 39enne, riuscì a uscire dalla cabina e, insieme alla fidanzata francese Sophie De Stevan, 28 anni, cercò un punto in cui il telefonino trovasse la linea. I due rimasero incolumi, mentre il terzo superstite, il ravennate di 52 anni Ivo Gritti, riportò la frattura delle anche. A provocare il tragico schianto fu la nebbia, che tradì il pilota.
Ma la tragedia che tutti, in montagna, ricordano è quella di Charlie Alfa, l’eliambulanza Agusta 109 dell’ospedale Maggiore di Parma che il 18 agosto 1990 – sempre a causa della nebbia – si schiantò sulla parete nord del Ventasso. Tutti i quattro componenti dell’equipaggio morirono sul colpo: il pilota Claudio Marchini, il medico anestesista Anna Maria Giorgio, i due infermieri Angelo Maffei e Corrado Dondi. Quei professionisti dell’emergenza morirono mentre andavano a prestare soccorso a un anziano di 70 anni, Giovanni Landini, rimasto ferito da un colpo di fucile a Villa Minozzo. Sopra il lago di Calamone, il pilota capì di essere in difficoltà e chiamò Parma. «C’è troppa nebbia, ci alziamo e rientriamo alla base» disse alla radio. Sono state le sue ultime parole, poco dopo c’è stato lo schianto. L’anziano che avrebbero dovuto soccorrere, intanto, era già morto.
