Don Goccini: «Una follia, io disobbedisco»
Il responsabile della Pastorale giovanile: «Non è certo in questo modo che si combatte la piaga»
REGGIO. «Per quel poco che so, mi sembra una follia. Se è come mi sembra di aver capito, continuerò a fare come sempre e mi sento sereno nell’essere fuori legge. Anzi, chiederò a tutti i preti di fare altrettanto».
Don Giordano Goccini , direttore dell'Ufficio diocesano della Pastorale giovanile, accoglie così la notizia del “certificato antipedofilia”. Che, stando al decreto legge, riguarda anche i catechisti e gli altri volontari che si occupano dei giovanissimi nei centri estivi e nelle varie attività delle parrocchie. «Ho poche informazioni. Mi è arrivata una mail che ne parlava e l’ho sentita più che altro per passaparola – racconta il sacerdote – Di primo acchito, mi verrebbe da dire: ok, allora chiudiamo tutto. Non mi posso certo mettere a certificare tutti gli animatori dei centri estivi e gli educatori. Perché non mi sembra nemmeno giusto». «Secondo punto, mi sembra molto grave dal punto di vista culturale – evidenzia – E’ evidente che si pone un problema di sicurezza nel momento in cui affidiamo i bambini a qualcuno, ma il pensiero di risolvere questa questione con un certificato mi sembra francamente gravissimo. Mi sembra più che altro una tassa da pagare. E’ come quando è stato deciso che i bambini non potessero più mangiare l’erbazzone delle nonne, perché ci vuole una certificazione sul cibo. Con il risultato che tutto si è un po’ più plastificato. Si vuole fare così anche con l’educazione? La catechista che il sabato pomeriggio dona il suo tempo libero ai bambini deve farsi certificare dallo Stato che non è pedofila? E così si terranno lontani i pedofili veri?». Don Giordano pensa alle attività quotidiane, agli sforzi per creare quella rete di volontariato così fondamentale per le attività delle parrocchie. «Mi sembra tutto talmente fuori luogo - commenta - Posso comprenderne l’utilità per gli educatori professionisti. Ma nel mio oratorio di via Adua sto lavorando tantissimo per tirare dentro delle persone, per creare un gruppo di volontariato. Con queste persone, come con gli studenti universitari che lavorano al centro estivo si crea un rapporto fiduciario, si lavora sulla fiducia. Se un genitore ci affida il figlio è perchè si fida. Certo, c’è anche chi la tradisce la fiducia. Ma non è certo con un certificato che si risolvono i problemi». (el.pe)
