Gazzetta di Reggio

Reggio

Ma così l’orco può ancora farla franca

Ma così l’orco può ancora farla franca

Il paradosso della norma: chi è stato condannato in primo grado può ottenere il via libera

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REGGIO. Qualcuno ipotizza già il caos e un vero e proprio assalto agli uffici della procura di Reggio. Almeno a giudicare dal numero di persone a cui viene ufficialmente richiesto il nuovo certificato antipedofilia, sulla base di una normativa europea. E forse ha davvero ragione chi sostiene che prima di recepire pedissequamente questa normativa europea, il governo italiano avrebbe dovuto fornire elementi interpretativi. Lo si capisce da un paradosso: il certificato antipedofilia che viene richiesto, oltre a riguardare soltanto i reati previsti all’articolo 609 (ter e seguenti) del codice penale, non vale da solo a smascherare un pedofilo. E non parliamo, ovviamente, di colui che non è mai stato “pizzicato” a violare quegli articoli del Codice. Parliamo invece dell pedofilo che è già stato indagato, processato e perfino condannato.

Se la condanna non è ancora passata in giudicato, sul casellario giudiziale di quella persona risulta scritto nulla. E poiché il nuovo certificato antipedofilia viene rilasciato sulla scorta di quel che è scritto sul casellario, ecco che l’educatore X. già condannato in primo grado a svariati anni di carcere ma ancora in attesa del giudizio d’appello (e a maggior ragione di quello definitivo della Cassazione) può tranquillamente presentarsi all’ufficio del Casellario giudiziale per ottenere il suo certificato.

Per ovviare a questo paradosso basterebbe poco: basterebbe richiedere a chi vuole ottenere questo nuovo attestato , il proprio certificato dei carichi pendenti. Su quel foglio di carta, infatti, la condanna in primo grado , risulterebbe.

E anche questo è un paradosso, se si pensa che il certificato dei carichi pendenti è invece obbligatorio per chi, ad esempio, vuole farsi assumere in una azienda pubblica o - addirittura - per tutti coloro che richiedono il permesso di soggiorno.