Gazzetta di Reggio

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Moby Prince, sotto accusa la perizia del consulente

Moby Prince, sotto accusa la perizia del consulente

La difesa denuncia un conflitto di interessi dell’ingegner Andrea Gennaro «Ha lavorato per la Navarma e per l’Eni». Sel chiede una commissione d’indagine

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LIVORNO. «Esiste un nuovo dossier che pone dei dubbi sulle cause della tragedia del Moby Prince la sera del 10 aprile 1991 e che è alla base dell’istituzione della commissione d’inchiesta chiesta da Sel alla Camera».

Lo hanno annunciato Luchino Chessa, figlio del comandante del traghetto e portavoce delle associazioni delle vittime, e Michele Piras, deputato di Sel, durante la presentazione, a Cagliari, della proposta di legge che istituisce l’organismo d’indagine a Montecitorio sulla sciagura nella quale persero la vita 140 persone tra le quali anche sette reggiani.

Tra i dubbi elencati da Chessa e presenti nel dossier preparato da un pool di periti, la presenza della nebbia, le tracce di esplosivo e la posizione delle navi Moby Prince e Agip Abruzzo. La proposta di commissione, che prevede la presenza di 25 deputati, intende accertare le cause della collisione e per fare questo avrà gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria.

Non solo, a distanza di 23 anni dalla strage, una richiesta di chiarimenti di due senatori del Pd presentata il 1° aprile al ministro della Giustizia, getta nuovi sospetti sull’inchiesta bis chiusa nel 2010 dalla Prcoura della Repubblica di Livorno con una richiesta di archiviazione. Al centro del documento, il presunto conflitto di interessi tra il consulente dei Pm, l’ingegner Andrea Gennaro e le due compagnie armatrici delle navi coivolte: Eni e Moby.

Scrivono i due senatori: «Dal dossier emerge una grave anomalia riguardante la consulenza tecnica redatta dall’ingegner Andrea Gennaro, depositata il 20 novembre 2009, su incarico della Procura di Livorno, in chiusura dell’inchiesta bis sul caso elativa a elementi di fondamentale importanza per l’accertamento della verità. In particolare, su questa relazione si incardinano 4 dei 7 punti che paleserebbero le responsabilità esclusive del comando del traghetto».

E ancora: «La relazione di consulenza dell'ingegner Andrea Gennaro è redatta su carta intestata della “CGM Canepa Gennaro Marine” società che risulta essere domiciliata in via G. D’Annunzio 2/88 a Genova, sede anche dello Studio di ingegneria navale e meccanica Sinm. Dal sito internet dello Sinm risultava che l’ingegner Gennaro è stato il referente dello studio per un accordo commerciale con la società Norbulk enterprise ship managment (Nesm) e sempre sullo stesso sito, nella pagina dedicata alla presentazione del portafoglio clienti dello studio, si notavano sia il logo Eni che il logo Moby, società entrambe coinvolte nella tragedia, Eni in quanto armatore di Agip Abruzzo e Moby in quanto armatore di Moby Prince, nel 1991 con il nome Na.var.ma. Se confermati, tali rapporti sollevano profondi dubbi sull’opportunità della scelta, fatta dalla Procura, di affidare la consulenza tecnica all’ingegner Gennaro a causa della presenza di un palese conflitto d’interessi e di conseguenza ne invalidano la relazione».

La replica del consulente è secca: «Ho lavorato come consulente per Moby e per Eni, ma questo non significa essere a libro paga di nessuno. Tra l’altro la consulenza per Eni è di 2 anni fa e ha riguardato il rigassificatore al largo di Livorno. In ogni caso ripeto che per me l’etica è fondamentale nel mio lavoro. Io vivo di etica. Sulla strage posso confermare che dagli atti sui quali ho lavorato per tre mesi la causa più probabile è quella dell’errore umano».

Federico Lazzotti