Gazzetta di Reggio

Reggio

Rovinata da annunci hard dopo una lite all’oratorio

di Carlo Gregori
Rovinata da annunci hard dopo una lite all’oratorio

Impiegato 47enne che lavora a Rubiera pubblica proposte oscene su siti porno con il numero di telefono della vicina di casa che frequentava in parrocchia

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RUBIERA. Un impiegato 47enne che lavora per un’azienda di Rubiera si è messo nei guai per vendicarsi di una vicina che frequentava in parrocchia e alla scuola dove vanno i loro figli: è accusato di stalking (in base alla nuova legge), diffamazione per mezzo di internet e sostituzione di persona. Usando i dati personali e soprattutto indirizzo e numero di cellulare della donna alla quale voleva fare uno “scherzo atroce”, ha pubblicato due annunci porno su siti hard che spammandosi hanno raggiunto trenta siti analoghi. In questo modo in venti giorni la donna è stata bersagliata da 2100 uomini in cerca di un’avventura facile.

L’indagine, come ha spiegato la polizia postale ieri mattina, è stata difficile nel risalire l’ “Ip” di chi aveva spedito per primo i post degli annunci.

Infatti, il 24 gennaio la vittima - una 44enne modenese che abita come il suo persecutore nella zona di via Giardini - aveva presentato una denuncia allegando i testi di due annunci sconci pubblicati in un noto sito modenese per scambisti e gente in cerca di sesso facile. La pubblicazione ha portato in pochi giorni a spammare gli annunci su ben trenta siti gemellati con il primo rendendo da un lato estesissima la proliferazione degli annunci e quindi sempre più difficile risalire all’”Ip” originale.

Nel frattempo, la vittima ha ricevuto fino a 70 telefonate al giorno più un numero imprecisabile di sms. Un “lettore” ha suonato al suo citofono alle otto di mattina pretendendo un incontro erotico immediato. Ogni volta che presentava una denuncia (e sono quattro in tutto, comulative di tanti episodi), la postale cercava di rintracciare l’autore dovendo però cancellare subito il messaggio.

Alla fine l’ “Ip” ha portato gli agenti informatici a un’azienda di materiali metallici di Rubiera. Il colpo di scena è arrivato invece da un indizio scaturito da una conversazione con la vittima: la donna ha raccontato alla postale che nessuno ce l’aveva con lei e la sua famiglia; l’unico episodio sgradevole era stata una lite stupida in parrocchia per una festicciola in oratorio: si discuteva su chi pagava e quanto per i rinfreschi. L’acceso litigio era scoppiato con una donna che abita vicino a casa sua e che ha un figlio che frequenta lo stesso corso di catechismo e la stessa scuola di suo figlio.

Le indagini hanno portato a scoprire che il marito della donna con la quale la vittima aveva litigato lavorava, guarda caso, proprio nell’azienda di Rubiera. La polizia ha contattato la direzione della ditta che ha dato la massima disponibilità a collaborare alle indagini. Il computer in uso al modenese è stato sequestrato. In memoria non c’era nulla di riconducibile ai messaggi erotici, ma nell’hard disc sì: i messaggi erano sopravvissuti alla cancellazione. Convocato dalla postale, l’uomo ha ammesso di essere l’autore di questa forma di vendetta che non si può neppure definire uno scherzo atroce. Ma la motivazione del gesto oltretutto ripetuto non l’ha voluta dare. A domanda, ha taciuto.