Senza stipendio oltre 30mila reggiani
Balzo del 12% in un anno. Cassintegrati sopra quota 11mila. Crisi nera per gli under 25: in tremila non trovano lavoro
REGGIO. Le industrie registrano una lieve crescita degli ordini ma i benefici della “ripresina” non hanno alcun effetto per ora sul lavoro. Secondo i dati raccolti a fine 2013 la disoccupazione in provincia di Reggio riguarda 30.100 persone. Una fiammata del 12% rispetto al dato registrato un anno prima. Il 56% delle persone a casa senza stipendio sono donne, il 28,6% sono stranieri. Ma il dato che preoccupa di più ha a che fare con la disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 25 anni, che rappresentano l’11% dei disoccupati. Forza lavoro potenzialmente attiva ma esclusa dal mercato per mancanza di opportunità.
SALARIO ZERO. Il tasso di occupazione nella nostra provincia è sceso dal 71,8% del 2008 (periodo pre-crisi) al 66,8%, diversificato tra un 73,9% relativo agli uomini e il 59,5% relativo alle donne. Girando il dato, la disoccupazione risulta più che raddoppiata nel giro di 5 anni: era al 2,3% nel 2008, ora è schizzato al 5,9%. L’allarme sociale è altissimo ma gli antidoti utilizzati negli ultimi 5 anni sembrano un semplice palliativo rispetto all’emergenza reale. «I dati dei nostri Centri per l’impiego provinciali restituiscono una cifra inquietante - afferma il vicepresidente della Provincia di Reggio, Pierluigi Saccardi -. Trentamila disoccupati non li avevamo mai visti prima».
POCHE OPPORTUNITA’. Mentre solo il 2% dei giovani risulta essere disoccupato da più di un anno, per chi è avanti con l’età le difficoltà di trovare occupazione si fanno sempre più strutturali con l’andare del tempo. Alle fila dei senza lavoro vanno aggiunti i lavoratori in mobilità, da poco usciti dalle imprese d’origine. A fine 2013 ne sono stati registrati 4.233. «Rispetto al passato il saldo tra entrati e uscite dalle liste di mobilità è sceso di 1.400 unità rispetto al 2012 - spiega Saccardi - ma il dato risente dalla sospensione degli incentivi all’assunzione dei lavoratori in mobilità individuale, che stanno calando progressivamente, mentre crescono al contempo le mobilità collettive».
IL PARACADUTE. Sempre sul versante delle crisi va registrato anche il dato dei lavoratori che usufruiscono degli ammortizzatori sociali, che restano quindi legati alla propria impresa pur non lavorando per una parte delle ore previste dal contratto, compensate solo parzialmente dagli assegni di cassa integrazione. A fine febbraio 2014 erano 251 le aziende della nostra provincia interessate dalla cassa ordinaria, straordinaria o dai contratti di solidarietà, per un totale di 11.043 lavoratori coinvolti. Le situazioni di maggiore difficoltà si registrano ancora una volta nelle aziende metalmeccaniche (5.656) e in quelle dell’edilizia (2.540). Poco sotto c’è poi il comparto ceramico con 1.844 richieste di cassa integrazione nelle tre declinazioni. Ad attutire il colpo ci peNsano anche gli ammortizzatori regionali in deroga, che sempre a febbraio hanno riguardato a Reggio 76 aziende per un totale di 2.509 lavoratori.
NUOVI LAVORI. «Gli avviamenti al lavoro in provincia risultano essere stati 87.176 nel 2013 - spiega Saccardi - uno sforzo incredibile da parte dei Centri di impiego, che in questi anni ha anche seguito 500 vertenze aziendali. Il problema, semmai, è che solo il 20% dei lavori trovati prevede un contratto a tempo determinato. Il part-time arriva a rappresentare il 30% del totale dei contratti di avviamento, gli interinali rappresentano il 18% mentre l’apprendistato il 2,8%.
