Sylvester, dai filmati la verità sul bus
Sarebbe stato inquadrato il numero di matricola del “jumbo” effettivamente coinvolto. Martedì sarà sentito il terzo autista
Continuano a “fioccare” notizie sulla sofferta inchiesta – al momento suddivisa, in procura, in ben 4 fascicoli – che fra mille ostacoli sta cercando di far luce sulla morte (il 13 gennaio scorso) del 14enne Sylvester Agyemang alla fermata di viale Piave.
Dopo aver sentito l’autista del “jumbo” della linea 2 partito quel giorno alle 7 e 10’ da Rubiera (ora ritenuto dagli inquirenti il conducente veramente coinvolto in questa vicenda), il pm Stefania Pigozzi interrogherà – martedì pomeriggio – anche l’autista 35enne della linea 4 (assistito dall’avvocatessa Federica Bassissi) che è indagato per omissione di soccorso. Sull’incredibile errore relativo all’individuazione dell’autobus “incriminato”, ha senza dubbio avuto un peso anche la testimonianza di questo conducente di Seta che quel maledetto giorno sarebbe giunto alla fermata di viale Piave subito dopo il jumbo della linea 2 delle 7 e 10’ e viene avvertito mentre guida da una studentessa che ha a bordo che c’è un giovane a terra con attorno dei soccorritori. Sempre l’autista della linea 4 quando poi incrocia, al semaforo della caserma Zucchi, il collega al volante del bus della linea 2 delle 7 e 01’ (ora ritenuto estraneo a questa terribile storia) l’avverte di quanto accaduto, ritenendo a quanto pare erroneamente che il giovane a terra fosse caduto da quell’autobus. Il 35enne verrà sentito su tutti questi momenti, ma anche sul perché non si sia fermato per prestare soccorso al ferito (poco dopo morto in ospedale).
Un aiuto ulteriore sull’accaduto – soprattutto sul versante dell’individuazione certa del bus della tragedia – potrebbe arrivare anche dai filmati registrati dalle tre telecamere che si trovano dalla parte opposta della strada rispetto alla fermata di viale Piave: le immagini “lavorate” per cogliere più particolari potrebbero infatti mettere in rilievo il numero di matricola dell’autobus da cui è rovinosamente caduto il 14enne, tagliando così la testa al toro su un aspetto non indifferente dell’inchiesta. L’autista piombato a sorpresa nelle indagini (cioè quello alla guida del jumbo partito da Rubiera alle 7 e 10’) non ha sinora dato indicazioni precise: dice di non essersi accorto di niente e di non ricordare quanto rimarcato da alcuni studenti, cioè che le porte avevano avuto problemi già alla partenza, che hanno continuato ad averli dopo l’incidente, al punto che il conducente stesso durante la corsa si sarebbe fermato e alzato per andare a chiudere la porta rimasta aperta (sarebbe accaduto all’altezza dell’armeria che si trova vicino al tribunale). E c’è uno studente – che viaggiava su quel mezzo – che spiega come sia stato lui ad aprire la porta posteriore (azionando come altre volte l’apposita maniglia) per far scendere il ragazzino poi rimasto impigliato con lo zaino ed infine violentemente proiettato fuori dall’autobus, causandogli una caduta mortale sull’asfalto.