Gazzetta di Reggio

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Tradito dalle telefonate al cugino spacciatore

di Tiziano Soresina
Tradito dalle telefonate al cugino spacciatore

Montecchio: l’Arma vede gli squilli sul cellulare del parente appena arrestato e incastra un 45enne sempre per la marijuana nascosta nella casa del nonno

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MONTECCHIO. Tradito dalle telefonate fatte al cugino sul cellulare, perché il parente era già nel mirino dei carabinieri per spaccio di stupefacenti.

Sono partiti da questi contatti telefonici sospetti i carabinieri che, dopo aver arrestato il 57enne Adriano Pignedoli, hanno rivolto le loro attenzioni investigative sul cugino Denis Olmi (parmigiano 45enne, residente a Montecchio).

Raccolti una serie di elementi, i militari giovedì pomeriggio hanno fatto “visita” al 45enne che subito si è mostrato collaborativo, consegnando tre grammi di marijuana. Una consegna spontanea che non ha comunque convinto i carabinieri e dalla perquisizione della casa sono infatti spuntati altri 15 grammi di “maria” (erano nascosti in un vano della cucina).

Gli ulteriori approfondimenti investigativi hanno poi portato gli inquirenti da Montecchio a Carpineti, cioè nell’abitazione del nonno di Olmi, in cui sono stati trovati 70 grammi di marijuana nascosti dietro ad un armadio, ma anche quattro piante sempre di “maria”. Tutto ciò ha portato all’arresto del 45enne per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.

Ieri mattina Olmi, difeso dall’avvocato Vainer Burani , è stato interrogato – in tribunale a Reggio – nell’ambito dell’udienza di convalida dell’arresto. Davanti al giudice Andrea Rat, l’indagato (che dice di essere al momento disoccupato, ma di aver lavorato in precedenza, come tecnico del suono, per famosi cantanti) ha giustificato quel possesso di marijuana per uso personale e più specificatamente per la cura di una patologia di cui soffre. Al termine dell’udienza il giudice Rat non ha ritenuto di mantenere in cella il 45enne che attenderà, quindi a piede libero, il processo che si terrà l’8 maggio. Non è più in carcere nemmeno il cugino 57enne, sempre assistito dal legale Burani: ha ora l’obbligo di firma tre volte la settimana in caserma. Pure lui sarà processato il mese prossimo.

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