Gazzetta di Reggio

Reggio

Estragone, Vladimiro e l’attesa di Godot

Estragone, Vladimiro e l’attesa di Godot

La pièce più nota di Beckett stasera al teatro Ariosto

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO

Per la stagione di prosa della Fondazione I Teatri, stasera (ore 20.30) sul palco del Teatro Ariosto arrivano Vladimiro ed Estragone ad attendere, naturalmente invano, il solito Godot. I due personaggi principali, alle prese con il testo forse più noto di Samuel Beckett, sono Natalino Balasso e Jurij Ferrini, quest’ultimo impegnato anche nella regia.

«Questo progetto di messinscena di “Aspettando Godot” - racconta lo stesso regista - nasce dall’incontro con Natalino Balasso, durante le prove de “I Rusteghi”, uno spettacolo diretto da Gabriele Vacis e prodotto dal Teatro Stabile di Torino. Volevamo proseguire sia il lavoro che il fortunato incontro ed abbiamo cercato un testo che ci convincesse e che rispecchiasse la nostra attitudine alla comicità. Da subito è apparso chiaro che l’inossidabile potenza drammaturgica di “Aspettando Godot”, il più celebre capolavoro del genio di Samuel Beckett offriva il materiale che cercavamo».

In “Aspettando Godot”, due uomini, clochard, clown, Vladimiro ed Estragone, (Didi e Gogo) si incontrano ogni giorno fino al calar della notte in una strada di campagna, vicino ad un albero. Passano le loro giornate ad aspettare un certo Godot, con il quale sembrano avere un vago appuntamento. Nulla di sicuro, ma loro aspettano. E si aspettano una grande fortuna da questo incontro senza ricordare più esattamente quello che gli hanno chiesto e neppure chi sia di preciso questo signor Godot. Di lì passano altri due personaggi, Pozzo e Lucky, il padrone e il servo, il primo tiene il secondo legato con una corda al collo e lo tratta senza alcuna umanità. Anche di loro non si sa nulla, da dove vengano e dove stiano andando.

La struttura stessa dell’opera, i mulinelli verbali dei protagonisti, i loro dialoghi surreali e la situazione dell’attesa, spostano con evidenza questa storia su un piano universale e fin dalle prime battute ci si ritrova immersi in un non-luogo, dove spazio e tempo sembrano sospesi. Appare chiaro fin da subito che Didi e Gogo, così come Pozzo e Lucky rappresentano tutta l’umanità, che da sempre segue un copione a struttura circolare ogni giorno. E l’umanità attende invano un cambiamento della propria condizione esistenziale.

Didi e Gogo non sanno più che cosa vogliono, quale cambiamento si aspettano dall’arrivo di Godot. Poco importa (e Beckett con grande ironia non lo svelerà mai) che sia effettivamente Godot, se sia Dio, una occasione del nostro destino oppure ancora un semplice uomo, ricco e potente, in grado di cambiare la nostra condizione esistenziale, così vuota e angosciosa proprio perché spesa ad attendere un futuro diverso.