Gazzetta di Reggio

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Grillo non c’è ma la piazza è per Dibba

Andrea Montanari
Grillo non c’è ma la piazza è per Dibba

Quasi mille persone in piazza Fontanesi con i parlamentari grillini arrivati a Reggio per sostenere Vaccari sindaco

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REGGIO EMILIA

Un migliaio fra attivisti e curiosi in piazza Prampolini ieri mattina per "Il Parlamento scende in campo", manifestazione del Movimento 5 stelle a sostegno alla candidatura di Norberto Vaccari alle amministrative di maggio.

Una piazza, se non certo piena, sicuramente affollata, e occupata in tutta la sua ampiezza dai banchetti provinciali a sostegno dei vari candidati sindaco impegnati in tutto territorio reggiano. Fra i militanti, giovani e meno giovani; tante famiglie poi e altrettanti palloncini colorati (e sponsorizzati) in mano ai bambini.

Un bilancio della mattinata? Per Vaccari «ottimo, una giornata entusiasmante, a dimostrazione poi del fatto che non serve la presenza di Grillo per riempire una piazza».

In prima fila, la calorosa delegazione del "Dibba Fans Club"; proprio l'onorevole Alessandro Di Battista era infatti il super ospite d'eccezione, accolto con un lungo applauso dal pubblico. A ruota gli altri parlamentari grillini, capeggiati dalla reggiana Maria Edera Spadoni. Sul palco era lei a fare le veci della padrona di casa, a condurre gli interventi e a dialogare con il pubblico; appena un passo dietro, il candidato sindaco Vaccari ad aprire le danze. Attaccando i media, in questo caso Telereggio: «Telekabul, come possiamo chiamare Telereggio, ha detto che il nostro Vinciamo Noi è uno slogan da sbruffoni; questo può anche risultare simpatico ma non se è detto da chi per anni ha taciuto sulle forze politiche che hanno rovinato, impoverito, inquinato la nostra città e la nostra provincia». Al suo «quando sarò sindaco il potere tornerà nelle mani dei cittadini» dal pubblico è giunto un lungo applauso.

Sulla "manipolazione mediatica" si sono scaldati gli animi di tutti; le parole dei parlamentari grillini sul palco da questo punto di vista sono state infatti inequivocabili: per la Spadoni «Abolizione delle Province? Decreto sul femminicidio? Tutte balle, raccontate ad arte. Balle che nascondono altre verità». Durissimo anche Massimo Artini, parlamentare toscano: «Cosa non vi raccontano i media sulla vicenda F35? Quali segreti tengono all'oscuro?». Le Province, altro tema di stretta attualità e per questo assai sentito. Per la Spadoni l'unica cosa ad essere stata effettivamente abolita sono state le elezioni. Al nome di Graziano Delrio il pubblico è sbottato. «Ci hanno detto dal Pd: accontentatevi - spiega la parlamentare reggiana - dove le mettiamo tutte quelle persone? Delrio mi ha detto chiaro e tondo in faccia che in molti, all'interno del suo stesso partito, sono contro il suo ddl».

Il tono degli interventi è salito di grado man mano che ci si è avvicinati ai temi delle amministrative: la situazione di Reggio e Provincia, la «rossa Reggio in cui ci accusano di essere di destra; nelle città di destra veniamo accusati di essere di sinistra. A Reggio - per i parlamentari grillini - sono state nascoste per anni le infiltrazioni mafiose; a Reggio spadroneggiano le cooperative rosse, le uniche che fanno, economicamente parlando, il bello e il cattivo tempo». Per Di Battista la situazione è chiara: «Anche qui da voi mentono, mentono spudoratamente». Gli interventi sul palco di due militanti dal pubblico non hanno di certo abbassato i toni: le cooperative come «schiaviste legalizzate e anzi favorite fiscalmente»; le «cooperative rosso sangue che assumono amici degli amici e poi sfruttano i lavoratori».

Fischi per Napolitano, "non di certo il nostro Presidente", fischi per Renzi "un uomo-immagine studiato e partorito dagli uffici di Mediaset e Repubblica, la risposta a un sistema che non aveva più un volto"; fischi per Delrio «fantoccio ancora più di Renzi»; fischi per la Boldrini, «che sopprime continuamente in aula la nostra opposizione pugnalando la democrazia».

Nessuna parola sul palco circa il caso Mussini, la parlamentare reggiana espulsa (o allontanata, a seconda di chi interpreta la vicenda) dal Movimento, se non un brevissimo intervento, a telecamere spente, di Vaccari. La questione, per gli attivisti reggiani, è chiusa: «L'onorevole Mussini - per Vaccari - non si è data il tempo di dialogare con la base del Movimento, la base che l'ha votata e portata in Parlamento. La Mussini ha scelto un'altra strada, non concordata né discussa con nessuno, violando il nostro principio democratico di portavoce. È stata una sua scelta, nessuno l'ha cacciata».

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