Schianto mortale sull’Alpe
Ritrovato il relitto del Piper scomparso venerdì. A bordo la salma del pilota tedesco
COLLAGNA. La difficoltà nell’individuare i segni di un eventuale incidente, per due interi giorni di ricerche a tappeto sull’Appennino tosco-emiliano, avevano alimentato la speranza che il Piper 30 disperso, con a bordo solo il pilota, il 56enne tedesco Hardy Kalitzki, potesse non essersi schiantato sulle montagne, e magari risultare, per qualche strana contingenza, atterrato da qualche parte. Un pensiero irrazionale, come ieri si è premurata di evidenziare la dura realtà dei fatti: il relitto del Piper 30, veloce bimotore, è stato individuato alle 12.40 alle pendici dell’Alpe di Succiso, sul fianco del Monte Casarola, vetta di 1.979 metri, lungo un canalone. Una volta che attraverso i mezzi aerei è stato possibile calare con l’uso del verricello, data l’impervietà della zona, personale sul posto, è stato verificato che il cadavere del pilota era nella cabina, frantumatasi contro il fianco della montagna. Dell’aereo restavano intatti solo i profili di coda, mentre il resto della carlinga, le ali e i motori erano sparsi tra le rocce e la neve circostante. L’operazione di riconoscimento del corpo è stata piuttosto veloce, mentre tempi ben più lunghi ha richiesto l’estrazione dalle lamiere ed il trasporto all’obitorio di Castelnovo Monti. Un lavoro ancora più impegnativo sarà la rimozione dei detriti dalla zona dell’impatto, che proseguirà ancora oggi.
Il Piper 30 pilotato da Kalitzki era partito venerdì mattina da Genova ed era scomparso dai radar alle 11.28, dopo che il cellulare del pilota aveva “agganciato” la cella di Collagna. Da lì era partita una imponente macchina di ricerca coordinata dalla Aeronautica Militare. A dirigere da subito le operazioni è stato il Rescue Coordination Centre del Comando operazioni aeree dell’Aeronautica di Poggio Renatico (Ferrara), con l’ausilio anche dei vigili del fuoco, di squadre di terra del Soccorso alpino, di personale dei carabinieri ed altre forze di soccorso, ma anche degli alpini di Castelnovo, che hanno curato la logistica del campo base al centro Coni del capoluogo montano (per far atterrare i grandi elicotteri militari era indispensabile uno spazio molto superiore a normali piazzole da elisoccorso).
Sono stati utilizzati quattro elicotteri: un HH-3F dell’85° Centro di ricerca e soccorso di Pratica di Mare (Roma) e un HH-139 del 15 stormo di Cervia dell’Aeronautica, un AB 206 dei vigili del fuoco di Bologna e un NH 90 della Marina militare di Luni-Sarzana. Ma sia venerdì che sabato si era operato in condizioni difficilissime: il maltempo ha imperversato sul crinale, come già imperversava al momento del decollo del Piper da Genova, ed anche sabato la visibilità in quota, a causa della nebbia, era bassissima. Nonostante l’utilizzo dei sistemi avanzati di cui gli elicotteri sono dotati, come visori notturni ed altri apparati radar, era stato impossibile trovare il relitto dell’aereo.
Solo ieri, alle 12.40, dopo che l’Aeronautica aveva assegnato le zone da “battere” a ciascun elicottero, è stato l’NH 90 della Marina ad individuare i resti sul fianco del Casarola. Il punto dell’impatto è in un canalone sotto la vetta, qualche centinaio di metri più in alto rispetto alle fonti del Secchia, meta turistica molto frequentata. Qui però si parla di un punto assolutamente impervio, che ha creato anche difficoltà di intervento per i soccorritori e la necessità di grandi precauzioni per poter operare in sicurezza, visto che c’era il costante rischio che qualche frammento dell’aereo potesse scivolare a valle.
Una operazione molto complessa, portata a conclusione grazie alla grande professionalità, ma purtroppo conclusa con la conferma dei timori esistenti fin dai primi momenti dopo la scomparsa del Piper. Ora si dovranno condurre indagini approfondite per accertare le cause dell’incidente, ma sembra palese che le pessime condizioni meteo siano alla base dell’impatto, con la possibile perdita di orientamento del pilota che, pur essendo espertissimo e dotato di un mezzo che può volare tranquillamente a 6.000 metri di quota, ha impattato con la parete del monte a circa 1.800 metri di altitudine.
Luca Tondelli
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