Gazzetta di Reggio

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Dimezzati i negozi in via Emilia San Pietro

Dimezzati i negozi in via Emilia San Pietro

I commercianti del centro storico costretti a chiudere le loro attività «Gli affitti sono insostenibili, mancano i parcheggi e la città è deserta»

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REGGIO. "Vendesi", "affittasi", "chiuso per cessata attività". La via Emilia, la strada maestra di Reggio, vetrina della vita economica e sociale sin dai tempi della Regium Lepidi romana, è disseminata sempre più di spazi commerciali vuoti. Negozi che, se un tempo erano specchio di una città finanziariamente in buona salute, ora ne riflettono la grave crisi, mostrando, affissi alle vetrate, i propri "epitaffi". In particolare nella zona San Pietro dove, camminando, è lampante la situazione di disagio vissuta dai commercianti. Un negozio su due, infatti, ha le serrande abbassate.

A partire dallo storico negozio di intimo maschile "Arbiter", ultimo in ordine di tempo a chiudere i battenti e sul cui ingresso compare, lapidario, l'avviso di conclusa attività. Una chiusura già preventivata dai titolari per questioni anagrafiche, ma che è stata pure segnata, dieci giorni fa, da una rapina a danno dei due coniugi ultrasettantenni.

Così, proseguendo lungo la via Emilia, di fronte alla chiesa di San Pietro, incontriamo due altri ex negozi di abbigliamento, che hanno terminato di lavorare. «Qui gli affitti sono molto alti, si aggirano sui 3-4 mila euro al mese - spiega Giorgia Zanichelli, proprietaria da una vita del negozio Didadit, al civico 39/c -. Noi, per difenderci dalla crisi per cui non vediamo spiragli di uscita neppure in questo 2014, stiamo scontando del 30% la merce nuova, ma il problema è che il centro è troppo penalizzato, non è vivo e passa poca gente».

Sulla poca attrattività dell'esagono cittadino, si esprime anche Mariagrazia Pederzoli, dipendente dell'Ortopedia Olivi (sanitaria affianco al negozio di abbigliamento franchising "Original Marines", pure lui da poco chiuso), che lamenta la scarsità di parcheggio nell'area di via Emilia San Pietro: «Noi abbiamo a che fare con una clientela che, a volte, ha difficoltà a spostarsi, oppure che viene a comprare prodotti pesanti, per cui, se non hai la macchina vicino, fai fatica a trasportarli. È vero che c'è un parcheggio riservato ai disabili, ma è solo uno e, dunque, spesso occupato». Pederzoli, inoltre, parla delle trasformazioni che città e società hanno subito negli anni e che vanno a colpire i consumi del centro: «Negli ultimi vent'anni è cambiato tutto, ma perché è cambiata la tipologia delle gente che abita il centro e, più in generale, delle persone, che oggi sono sempre di fretta e che, per questo motivo, preferiscono la comodità dei centri commerciali».

Della recessione economica, inoltre, avrebbe risentito anche "I bambini di via Roma", punto vendita di abbigliamento per i più piccoli, che, secondo quanto riferito dai titolari del negozio accanto, "Aurora Numismatica", avrebbe serrato i battenti quattro mesi fa. «Qui chiudono tutti a causa della crisi - commenta Anna Aurora, proprietaria del negozio di numismatica -. Gli affitti sono molto alti ed è impressionante vedere quanti esercizi non ce la facciano, compreso "I bambini di via Roma", che per una vita ha venduto vestiario per i più piccoli».

Del caro affitti, infine, parla pure la famiglia Tamagnini che, proprietaria un tempo dei tre omonimi punti vendita nel centro storico di Reggio, oggi ne conta solamente uno: «Siamo passati dall'avere quattro dipendenti e tre negozi ad avere una sola attività e a gestirla in famiglia. È stata una scelta obbligata: gli affitti qui non vengono mai abbassati e, data la crisi, pagare tre affitti vorrebbe dire non guadagnare nulla», commenta Davide Tamagnini, aggiungendo che, per far fronte alle difficoltà del periodo che stiamo vivendo e per essere appetibili alla clientela, «bisogna investire sulla qualità della merce e sulla ricerca del materiale».

Lucia Cuccurese

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