“Guerra” delle prostitute, sette arresti
Sant’Ilario: il clan di Parma, gestito da albanesi e rumeni, voleva “togliere il posto” sulla via Emilia alle rivali di Reggio
SANT’ILARIO. Sulla via Emilia tra Reggio e Parma è scoppiata una vera e propria “guerra” tra prostitute legate a clan rivali per accaparrarsi gli spazi in cui esercitare la prostituzione.
Questo l’inquietante quadro che sta emergendo dalle indagini condotte dai carabinieri di Sant’Ilario che l’altra notte hanno arrestato 7 persone dell’est Europa (5 uomini e 2 donne) con l’accusa di concorso in estorsione, rapina, lesioni aggravate e porto abusivo di armi. I carabinieri di Sant’Ilario, infatti, hanno arrestato 5 cittadini albanesi, Marjus Garuja, 23 anni, Leftere Lusha, 24 anni, Zan Murraj, 25 anni, Altin Muca, 34 anni ed Emiljan Xhihahidi 27 anni, tutti domiciliati a Parma, e due prostitute, Cosmina Micaela Pop, di 21 anni, rumena e Shqpe Hasani, albanese di 31 anni, anche loro domiciliate a Parma, tutti ristrette a disposizione della procura reggiana che coordina l’inchiesta. Una terza prostituta rumena 25enne è riuscita a fuggire ed è stata comunque denunciata. L’indagine dei carabinieri di Sant’Ilario ha preso il via agli inizi d’aprile grazie al coraggio di due giovani prostitute rumene domiciliate nel Reggiano che hanno rotto il muro dell’omertà , denunciando di essere state vittime di pesanti intimidazioni e aggressioni ad opera di due prostitute (una rumena e l’altra albanese) poi sfociate in inaudite violenze ad opere dei loro protettori, appartenenti al clan di Parma. Intimidazioni e violenze finalizzate allo scopo di far allontanare le prostitute “reggiane” che occupavano un area destinata alla loro “attività”, per favorire altre donne oppure per costringerle a pagare una “tassa” per poter occupare lo spazio.
Stando alle indagini, le due prostitute vittime delle violenze, sarebbero state oggetto di bastonate, calci, pugni, minacce con coltelli , rapine ed estorsioni (dovevano pagare la sosta per prostituirsi) nonché di aggressioni con l’utilizzo di spray urticanti. I carabinieri, quindi, hanno eseguito nel tratto “conteso” della via Emilia diversi servizi di controllo che, sabato sera, hanno portato ad accertare la situazione. Nell’area di “sosta” contesa, posta nella zona di Calerno, giungevano due donne che intimavano in tono minaccioso alle due vittime di allontanarsi. Intimazione alla quale seguiva il sopraggiungere di più autovetture dalle quali scendevano uomini armati di grossi bastoni che si dirigevano verso le due ragazze per picchiarle, come era già avvenuto nel passato. Ieri mattina – in tribunale a Reggio – si è tenuta l’udienza di convalida degli arresti davanti al gip Angela Baraldi. Al termine, il giudice ha mantenuto in cella Garuja (difeso dal legale Francesco Saggioro, ha risposto in aula alle domande, negaando le accuse fatte nei suoi confronti dalle due giovani che con la loro denuncia all’Arma hanno fatto scattare la “trappola”) e le prostitute Pop e Hasani (si sono avvalse della facoltà di non rispondere e risultano assistite dall’avvocato Alessandro Conti). Liberati, invece, gli altri quattro albanesi (difesi dai legali Vincenzo Panuccio, Alberto Settesoldi e Dorina Zoga) per mancanza dei gravi indizi di colpevolezza.(f.d.-t.s.)
