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Il Piper sotto sequestro sul Casarola

Il Piper sotto sequestro sul Casarola

Stefano Rossi del Saer: «Tredici soccorritori impegnati sulla montagna proprio quando si è staccata la valanga»

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COLLAGNA. C’è stata calma ieri sul monte Casarola, dopo la giornata convulsa di domenica in cui sono avvenute l’individuazione del relitto del Piper 30 disperso da venerdì scorso, purtroppo schiantatosi contro la parete rocciosa dell’Alpe, e le assai difficoltose, e anche rischiose, operazioni di rimozione del cadavere dalla carlinga del velivolo precipitato.

Al momento, infatti, sia la salma del 56enne Hardy Kalitzki, pilota e unica persona a bordo del bimotore da turismo, sia i resti dell’aereo, sono a disposizione della procura: per questo nella giornata di ieri il teatro delle operazioni non è stato oggetto di nuovi interventi da parte delle squadre di terra del Soccorso Alpino e dei Vigili del Fuoco.

Solo nei prossimi giorni, a seconda di quanto disporrà la magistratura, si deciderà il modo in cui intervenire per rimuovere il relitto, la cui parte principale rimasta intatta sono i piani di coda, mentre ali, carlinga e motori sono sparsi sulla parete. Se dopo tre giorni di ricerche, infatti, è stato possibile ritrovare l’aereo e il pilota, resta da capire le cause che hanno provocato lo schianto.

Si tratta di un teatro in cui operare del resto è anche molto complesso, e anche rischioso, come conferma il responsabile della stazione Monte Cusna del Soccorso Alpino, Stefano Rossi, ricostruendo quanto avvenuto domenica, quando una valanga a monte della zona del relitto ha comportato rischi per gli operatori: «Gli interventi nella zona delle operazioni si sono susseguite tra difficoltà operative abbastanza elevate – spiega – Inizialmente, dopo l’inividuazione del relitto da parte dell’elicottero della Marina militare, sono decollati l’elicottero del Soccorso Alpino con a bordo personale medico, e un secondo elicottero dell’Aeronautica con a bordo altro personale del Saer. Il medico e il tecnico del soccorso sono stati calati sul luogo del ritrovamento attraverso l’uso del verricello, e non hanno potuto fare altro che constatare che il pilota era deceduto. Nel frattempo l’elicottero dell’Aeronautica, per poter operare in sicurezza – visto che si tratta di mezzi di dimensioni imponenti – ha optato per lasciare il nostro personale sulla cresta di cima, e da qui i soccorritori sono scesi tramite tecniche alpinistiche fino al luogo del ritrovamento, allestendo di fatto anche una via di risalita in sicurezza. Nel frattempo il personale medico, una volta svolto il suo compito, è stato ricaricato sull’elicottero tramite verricello e riportato alla piazzola di Cerreto Laghi. E’ poi decollato anche l’elicottero dei vigili del fuoco, con personale debitamente attrezzato per rimuovere il corpo del pilota dalle lamiere».

Una volta presente il personale sul teatro delle operazioni, il primo compito svolto dagli uomini del Saer è stato quello di ancorare il velivolo in modo da poter lavorare senza il rischio che frammenti scivolassero a valle: già il luogo dell’impatto con la montagna era un centinaio di metri più in alto, con i resti che erano poi scivolati cadendo nel canalone del Casarola. Le operazioni per liberare il corpo del pilota sono durate a lungo: l’elicottero dei vigili del fuoco è ripartito con la salma per la piazzola di Cerreto attorno alle 19.30. E proprio in questi ultimi minuti di luce, si è verificata la situazione che, se non fosse stata affrontata con un altissimo grado di professionalità, avrebbe potuto risultare nuovamente tragica.

Prosegue Stefano Rossi: «Si è distaccato un cumulo nevoso consistente nella zona a monte delle operazioni. Al momento avevamo in zona 13 operatori, otto nostri e cinque dei vigili del fuoco. La valanga ha causato delle difficoltà per la chiusura delle operazioni, termine con il quale intendo il rientro in sicurezza di tutto il personale. Gli uomini attivi in zona, comunque, erano già consapevoli del rischio di distacco e tenevano la zona in cui poi si è verificato sotto osservazione: sono stati molto bravi a mantenere la lucidità al massimo quando poi è avvenuto. Nessuno è stato travolto, erano già tutti in assetto da operazioni in zona innevata, quindi con ramponi e piccozze, e sono quindi riusciti a risalire il canalone fino alla cresta di cima, dove sono stati prelevati dall’elicottero, e alle 20.30 erano alla piazzola di Cerreto».

Luca Tondelli

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