«Nessun problema per chi vive nell’area»
Comune, Ausl e Arpa replicano ai dubbi sulla salute. L’imprenditrice: «Lavoriamo nella legalità»
POVIGLIO. Salute e autorizzazioni edilizie. Sono questi i due “terreni” su cui – a San Sisto – alcuni residenti chiedono gli accertamenti della procura. Sul primo versante il sindaco Giammaria Manghi, responsabile della salute cittadina, si è già mosso da tempo e ha chiesto lumi all’Ausl (peraltro già informata sulla vicenda da una lettera di chi ha presentato l’esposto) per capire se la lavorazione del legno in quell’area della frazione possa avere ripercussioni sulla salute di chi ci vive.
E la risposta dell’Ausl – già illustrata alla comunità in un recente incontro in sala consiliare, alla presenza di autorevoli esponenti della sanità pubblica – è incentrata sulla relazione redatta da Ferdinando Luberto, dirigente medico del servizio di epidemiologia. «L’esposizione a polveri di legno – si legge nella relazione – è stata associata casualmente, in ambito occupazionale, a una maggiore incidenza e mortalità per tumori del rinofaringe, del naso e dei seni paranasali. Studi ambientali sono stati condotti in Lombardia a Viadana, sede di uno dei più grossi distretti di produzione di manufatti in legno, con esposizione ambientale della popolazione a formaldeide e polvere di legno. Non è stato registrato un aumento dell’incidenza o della mortalità per tumori né nei confronti interni né in rapporto con gli altri distretti della provincia, ad eccezione di un eccesso di tumori alla prostata. Non sono infine disponibili in letteratura studi su una eventuale esposizione a depositi di tronchi o di materiale di risulta delle lavorazioni del legno collocati in aree all’aperto e danni alla salute».
Poi il dottor Luberto, facendo riferimento al Registro tumori reggiano (preziosa banca-dati, fra le poche presenti in Italia) rimarca che «l’incidenza dei tumori nel comune di Poviglio nel periodo 1996/2010 non mostra un’incidenza diversa rispetto a quella della provincia di Reggio in entrambi i sessi per i tumori nel suo complesso».
Da parte loro i proprietari dell’area industriale parlano di vera e propria persecuzione: «Stiamo lavorando nel rispetto della legalità – spiega Paola Menozzi – senza inquinare alcunché, senza far ammalare né l’aria, né l’acqua, né le persone che ci stanno attorno perché siamo noi stessi residenti del quartiere. Siamo qui dal 1996, mentre prima, dal 1972, lo stabilimento era costituito da un capannone proprio dentro al quartiere, a circa 300 metri dalla nostra attuale sede. Ebbene, non abbiamo mai ricevuto lamentele dai residenti e cosa ancora più significativa da un punto di vista sanitario, non abbiamo mai ricevuto denunce di malattie professionali da parte dei nostri dipendenti e in 40 anni ne sono passati tanti. Ora quest’attacco da parte di pochi residenti, sobillati dall’avvocato Dosi che vuole fermare la nostra legittima attività industriale per spirito vendicativo, riferibile a una questione privata (è in corso un braccio di ferro fra l’impresa e il legale che sul terreno agricolo confinante ha creato una pista di volo, ndr)».
Come spiega la Menozzi, l’azienda produce pallet (lavorando tronchi di abete, pino e pioppo) e con il “biotrituratore” (che la Padana Legnami ha preso a noleggio) macina poi lo scarto delle proprie linee di segheria, ma anche derivati da sfalci e potature che giungono su camion dalla Sabar. Una triturazione che crea un materiale utilizzato per fare energia nelle centrali a biomassa. «Il 2 settembre 2012 l’Arpa effettuava un sopralluogo, su invito di alcuni residenti – prosegue Paola Menozzi – che lamentavano il rumore provocato dal biotrituratore. L’Arpa accertava il superamento non dei limiti assoluti assegnati alla nostra area industriale dalla zonizzazione acustica adottata dal Comune, ma del limite differenziale. Abbiamo immediatamente interrotto la lavorazione che disturbava e in seguito allo studio compiuto dal nostro tecnico di rilievi fonometrici abbiamo proposto all’Arpa come piano di bonifica l’allontanamento di circa 200 metri della lavorazione, attrezzando l’area con un piazzale e a metà ottobre 2013 abbiamo iniziato la suddetta lavorazione e le prove acustiche. Effettuati i rilievi, l’Arpa verificava che indiscutibilmente l’allontanamento aveva fatto rientrare la rumorosità nei limiti consentiti, ma a questo punto chiedeva una campagna di rilievi ambientali relativi a tutta l’area produttiva. Abbiamo eseguito quanto richiesto con un’indagine acustica compiuta da uno studio accreditato, presentandola in Comune il 27 febbraio scorso. Dall’Arpa, che ha ricevuto l’indagine fonometrica dal Comune, non abbiamo ancora ricevuto una risposta ufficiale, ma sappiamo di essere ampiamente entro i limiti consentiti con tutta quanta l’attività nel suo complesso. Vogliamo precisare che la Padana Legnami non esegue lavoro notturno e chi si lamenta del rumore non vuole capire che la zona in cui abitano a diretto confine con l’area industriale è stata classificata dal Comune come area mista e non area residenziale pura che ha livelli sonori diversi».
E gli odori che prendono la gola riportati nell’esposto? Dall’ottobre scorso l’Arpa ha effettuato diversi sopralluoghi, senza constatare odori particolari.
Infine c’è il “nodo” urbanistico. «Quest’area viene definita dagli strumenti urbanistici – replicano il sindaco Giammaria Manghi e l’assessore competente Domenico Donelli – come area produttiva (Apc1) ed è pari a una superficie di 22mila metri quadrati, così come licenziata dalla variante urbanistica approvata tre anni fa all’unanimità dal consiglio comunale. Successivamente si è materializzata la necessità d’individuare all’interno dell’area produttiva un nuovo posizionamento ad un biotrituratore, al fine di ridurre entro i limiti previsti gli effetti di rumorosità. Detto posizionamento veniva individuato nella zona nord-ovest dello stabilimento su una superficie di 2.300 metri quadrati. Per tale operazione la proprietà ha presentato il 26 novembre 2013 richiesta di acquisizione di un titolo edilizio attraverso Scia (segnalazione certificata inizio attività), alla quale l’ufficio tecnico comunale ha avanzato richiese d’integrazioni. Accertato successivamente che i lavori (un piazzale in cemento) erano già stati eseguiti senza attendere il rilascio del necessario titolo abitativo, è stata applicata una sanzione amministrativa (già pagata dall’azienda, ndr) prevista dalle norme. Nel frattempo – concludono – è stato presentato il Pua (Piano urbanistico attuativo), riguardante l’insieme dei possibili futuri interventi sull’area Apc1: tale piano è in fase d’istruttoria per la definizione dello sviluppo prossimo dell’area». (t.s.)
