Gazzetta di Reggio

Reggio

Un esposto contro il biotrituratore

di Tiziano Soresina
Un esposto contro il biotrituratore

Alcuni residenti chiedono accertamenti alla procura: «Tormentati dai rumori e da odori che prendono la gola»

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POVIGLIO. «Siamo tormentati dai rumori, ma c’è anche di peggio, perché a seconda di come tira il vento arrivano fumi, polveri e odori pestilenziali, che prendono la gola,veramente irrespirabili».

La vibrante protesta è di una dozzina di famiglie che vivono a San Sisto, frazione di campagna di Poviglio. Ce l’hanno con un impianto di macinazione di legnami e potature, un imponente mezzo meccanico su ruote chiamato “biotrituratore” che da quasi un anno sta rendendo insopportabile vivere in quest’area che si estende fra via Parma e via Argine Mola. Rumori ed esalazioni che i residenti - circa una trentina - non intendono più tollerare e con un esposto, già sul tavolo del procuratore capo Giorgio Grandinetti, chiedono agli inquirenti di indagare sulla vicenda, tirando in ballo le tre ditte (Padana Legnami srl, Ares srl e Società Agricola Tricolore sas, facenti capo la prima a Omar Parmigiani e le altre alla moglie Paola Menozzi) che hanno installato e a cui fa riferimento il “biotrituratore”, ma anche il Comune di Poviglio per quest’intervento edilizio-ambientale che le famiglie residenti (l’avvocato Fabio Dosi, che lì ha un podere ereditato dal padre, ne è un po’ il portavoce) ritengono illegittimo, avanzando anche serie preoccupazioni sulla dannosità per la salute. Secondo i residenti, nel 2003 sarebbe stata pavimentata (dalle ditte Padana Legnami e Ares) un’ampia fascia di verde pubblico che, secondo il Prg, doveva fungere da protezione fra l’azienda che opera sempre nell’area “incriminata” (la Padana Legnami srl) e chi risiede in zona: il Comune aveva poi emesso un’ordinanza di rimozione di questa pavimentazione, rimasta però lettera morta. Per chi ha presentato l’esposto poi il “biotrituratore” è collocato in quell’area produttiva (tecnicamente definita Apc1) che per essere attuata, quindi con interventi edilizi, necessita della previa approvazione di un Piano urbanistico attuativo (Pua) che la Società agricola Tricolore sas ha presentato (senza il corredo di tutti i documenti necessari) solo a fine gennaio 2014. Il “biotrituratore”, precedentemente posizionato in altra zona, era stato spostato (anche in seguito a intervento dell’Arpa che aveva verificato l’eccessiva rumorosità dell’impianto) già la scorsa estate e per metterlo in funzione sarebbe stata cementificata un’area, il tutto senza alcuna preventiva richiesta di autorizzazione. «Il Comune con una nota del 18 dicembre scorso – spiega alla Gazzetta Fabio Dosi – ha fatto presente alla Ares srl e alla Agricola Tricolore sas che l’inizio dei lavori di prova del biotrituratore doveva essere subordinato al deposito di relazione con ulteriori informazioni sulle caratteristiche della pavimentazione, nonché sulla natura dei materiali oggetto di lavorazione. In realtà la pavimentazione era già stata fatta da almeno 6 mesi e non in compattato bensì in calcestruzzo! Il Comune era informato di questo. Nonostante ciò l’attività lavorativa è continuata e continua e il Comune evidentemente non ha intenzione nemmeno di far rispettare le proprie disposizioni. Di fatto l’impianto continua a funzionare e per questo ho presentato un esposto sia al Comune sia alla Procura affinchè verifichino se i vincoli urbanistici sono rispettati».

Una situazione convulsa, al centro anche di controlli da parte dell’Arpa, dei vigili del fuoco e dei carabinieri, spesso chiamati in causa perché chi vive lì attorno lamenta rumori eccessivi e continui (anche di notte), esalazioni ed odori insopportabili (che provengono, in particolare, dalle cataste di legna e materiale tritato) nonchè principi di incendi. Dalle lamentele che vanno avanti da mesi, ora la situazione si è fatta però incandescente e tramite l’esposto i residenti chiedono che vengano battute due strade. In primis che il Comune intervenga: «Deve fare rispettare le disposizioni dall’ente stesso emanate – prosegue Dosi – ovvero far ripristinare l’area togliendo la cementificazione, far cessare l’uso di un macchinario industriale in area per la quale il Pua non è ancora stato approvato e soprattutto fare in modo che cessi il disagio ambientale causato ai residenti dalle montagne di scarti di lavorazione di legname. Tengo a precisare che io non so se quel materiale è tossico e in che misura, quello che so è che rende l’aria irrespirabile. Per cui, un ente locale serio dovrebbe tutelare i cittadini, anche perché nulla vieta che l’attività lavorativa possa essere esercitata, basterebbe ordinare alle ditte interessate di edificare delle barriere protettive. Vorrei vedere il sindaco Manghi se trovasse ogni giorno la sua terrazza coperta di polvere di legno, dover respirare col fazzoletto davanti alla bocca e esser svegliato alle tre di notte dal rumore di qualche macchinario! Vorrei sapere – conclude – cosa penserebbe per la salute dei propri figli». Alla procura viene richiesto anche il sequestro dell’impianto, ritenendo che vi è stato un abuso edilizio di particolare rilevanza.