Imprenditore edile arrestato per usura
Secondo gli investigatori delle Fiamme gialle applicava tassi del 511% Sull’uomo pesa anche un’indagine parmense per il reato di estorsione
CADELBOSCO SOPRA. L’imprenditore edile e dei trasporti Antonio Silipo, 43enne originario di Cutro titolare di due società a Cadelbosco Sopra (la Silipo Srl e la S.L.F.) è stato arrestato lunedì dalle Fiamme gialle. Deve rispondere del reato di usura ed estorsione. Secondo gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani, applicava tassi da capogiro: il 511%. L’ordinanza del gip prevedeva per lui gli arresti domiciliari. Ma nella stessa giornata all’uomo è stata notificata anche una seconda ordinanza, stavolta emessa dal gip di Parma, per un’altra vicenda ancora per estorsione. Che però lo ha fatto finire in carcere.
Le indagini sono tutt’altro che finite. Gli investigatori sono convinti che esistano decine e decine di vittime, finite nel giro di usura organizzato da Silipo insieme ad altre quattro persone, tutte indagate.
IL PRESTITO USURARIO. Le indagini delle Guardia di Finanza, Nucleo di polizia tributaria, denominata “Mi prendo tutto” sono partite dalla denuncia di una professionista reggiana.La donna, le cui condizioni di difficoltà economica erano note a Silipo, secondo quanto hanno ricostruito gli investigatori sarebbe stata contattata proprio dall’imprenditore. Per offrirle un aiuto: quei 10mila euro che le servivano per risolvere alcuni problemi. Siamo nell’aprile del 2013.
Tre mesi dopo, però, la verità sulla natura di quel prestito viene a galla. I 2.100 euro che la donna aveva iniziato a corrispondere non estinguevano il debito. Bensì, rappresentavano soltanto gli interessi sulla somma iniziale. Fino a che, è quello che le veniva detto, non sarebbe riuscita a sborsare i 10mila euro in un’unica soluzione.
LA DENUNCIA. Siamo nel gennaio di quest’anno quando la donna, sempre più provata da una situazione diventata insostenibile fatta di richieste continue di soldi e di pressioni, trova la forza di rivolgersi alla Finanza. Le indagini portano gli investigatori a scoprire l’esistenza di due società, intestate a due figure diverse da Silipo. Prestanome, per le Fiamme gialle. Dietro cui ci sarebbe stato sempre l’imprenditore di Cadelbosco Sopra. Con una – una holding ritenuta una società-cassaforte – veniva erogato il prestito. Con l’altra (una ditta di giardinaggio) si riscuotevano gli interessi, emettendo fatture false, per prestazioni in realtà mai eseguite.
MESI DI PRESSIONE. I 10.500 euro che la professionista ha sborsato non sono serviti, però, a onorare il debito. A garanzia del quale l’imprenditore avrebbe preteso da lei due assegni da 6mila euro, poi altri tre da 10mila. Ci sarebbero state anche pressioni per tentare di costringerla a ipotecare un garage. Il tutto condito da minacce, pressioni, dal tentativo pure di portarle via con la forza il computer. Dopo tre mesi di indagine, il sostituto procuratore Maria Rita Pantani ha chiesto al gip di Reggio alcune misure restrittive. Per Silipo agli arresti domiciliari. Obbligo di firma, invece, per i due imprenditori che si muovevano dentro le due società dietro alle quali, sono convinti gli investigatori, c’era comunque il 43enne. Restano indagati a piede libero un altro imprenditore e un parente del cutrese, che avrebbero principalmente svolto un ruolo di intermediazione. L’intervento di uno di loro sarebbe stato sollecitato dalla stessa vittima, che gli avrebbe chiesto di intercedere in qualche modo, di far desistere il creditore dalle continue richieste di denaro.
IL SEQUESTRO. Lunedì e anche ieri sono continuate le perquisizioni, con un notevole dispiegamento di forze, nell’abitazione e nella ditta di Silipo. Con il sequestro di computer, gioielli, una pistola scacciacani e documentazione: decine e decine di cambiali (alcune datate anche 2017), assegni. Carte che, secondo chi indaga, dimostrerebbero che ci sarebbero altre decine di vittime di quel giro di usura. E per somme ben più importanti di questi 10mila euro. Sequestro preventivo anche per tre conti delle società coinvolte.
Un’area di Silipo è stata sequestrata perché durante il sopralluogo è stata scoperta una discarica abusiva.
Poi, c’è l’inchiesta parmense. Dove si parla di estorsione nei confronti di un altro imprenditore. Ma tutto lascia pensare che le due vicende siano in qualche modo collegate.
Quello che è certo, e gli investigatori non lo nascondono, è che siamo solo all’inizio. «Attendiamo l’interrogatorio di garanzia» è l’unico commento dell’avvocato Giovanni Tarquini, che rappresenta l’imprenditore. L’udienza è fissata per giovedì.
