Gazzetta di Reggio

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Interrogato per tre ore l’autista-testimone

Interrogato per tre ore l’autista-testimone

E’ il conducente della Linea 4 che seguiva il bus dal quale cadde Sylvester Ha confermato: «Ho visto il jumbo e ho creduto che fosse quello delle 7.01»

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E’ durato tre ore, ieri pomeriggio, l’interrogatorio dell’autista del bus della Linea 4 davanti al sostituto procuratore Stefania Pigozzi: è l’uomo che quel 13 gennaio – giorno in cui Sylvester Agyemang, studente di 14 anni di Rubiera, perse la vita cadendo dal jumbo alla fermata di Porta Santa Croce – seguiva il bus della tragedia.

La sua testimonianza è importante. Fu lui quel giorno a indicare l’austista del jumbo partito dalle 7.01 da Rubiera come quello su cui viaggiava il ragazzino. Lo incontrò poco dopo l’incidente alla ex caserma Zucchi e da finestrino a finestrino gli chiese se si era accorto di quello che era appena accaduto: cioè, che qualcuno era caduto alla fermata di Porta Santa Croce quando era ripartito.

Ha confermato di non aver visto coi proprio occhi gli istanti esatti dell’incidente, perché lontano diversi metri e perché impegnato a controllare la discesa dal suo mezzo di tutti passeggeri. Ma che poi, mentre si stava reimmettendo su viale Piave, attento stavolta al suo specchietto di sinistra per controllare il traffico, era stato richiamato dalla voce di una studentessa che gli diceva che era capitato qualcosa proprio davanti a loro.

E solo allora, si era rivolto con lo sguardo alla fermata e aveva visto un gruppo di ragazzini attorno a qualcuno che era caduto. Intravedendo il jumbo che si allontanava.

L’uomo, difeso dall’avvocatessa Federica Bassissi, è indagato per omissione di soccorso: gli si contesta il fatto di non essersi fermato immediatamente a prestare aiuto. Ha sempre spiegato di non averlo fatto perché aveva visto che attorno al ferito si stavano attivando a chiamare gli aiuti. Ma in ogni caso, fu grazie a lui, che allertò l’altro autista, che poi venne subito avvertita la centrale di Seta, che fece rientrare il jumbo. Solo che, probabilmente, fu proprio in quegli istanti concitati che si fece l’errore clamoroso nell’identificazione del mezzo su cui è avvenuto l’incidente. Lui ha creduto che fosse quello incrociato subito dopo alla Zucchi. Invece era quello che aveva svoltato in via Makallé. (el.pe)