Operaio ucciso, 16 anni e 8 mesi al killer
Brescello: condannato ieri a Parma il 40enne che un anno fa assassinò il dipendente della Terex
BRESCELLO. E’ stato condannato a 16 anni e 8 mesi – a fronte dei 20 richiesti dal pm Fabrizio Pensa – Antonio Muto, il 40enne di Sorbolo che il 23 aprile dello scorso anno, al bar Noris di Sorbolo (Parma), sparò al 50enne Antonio La Penna, operaio della Terex di Lentigione originario della provincia di Foggia, uccidendolo sul colpo, e alla barista Suxue He, che rimase ferita. Quella sera Antonio Muto uscì dal bagno del bar con una pistola e sparò a bruciapelo alla nuca di La Penna mentre stava giocando a carte. Poi sparò contro la barista.
Ieri in tribunale a Parma il gup Paola Artusi, al termine del processo che si è svolto con rito abbreviato, ha condannato Muto a 14 anni di reclusione per omicidio e tentato omicidio e a 2 anni e 8 mesi per la ricettazione e la detenzione della pistola.
Il giudice ha riconosciuto come prevalente il vizio parziale di mente rispetto all’aggravante dei futili motivi. «La pena – spiega l’avvocato difensore di Muto, Maurizio Colotto – è elevata essendo stato riconosciuto il vincolo della continuazione fra omicidio e tentato omicidio e l’applicazione della diminuente prevalente sulla contestata aggravante dei futili motivi. Del resto il perito aveva escluso il vizio totale, per contro ritenuto sussistente dal nostro consulente. Da un punto di vista psichiatrico forense è un caso singolare, avendo accertato il perito che al momento del fatto Muto avesse in essere una cura farmacologica inadeguata a compensarne i temi psicotici emersi in perizia. Vi è comunque soddisfazione per i frutti di un lavoro complesso svolto anche in indagini difensive, per far emergere i sussistenti profili di delirio all’epoca del reato e poi per aver ottenuto una significativa estensione degli effetti diminuenti del vizio parziale di mente. Attendiamo per ogni decisione le motivazioni della sentenza, fermo restandoche si è consumata una tragedia che impone grande rispetto per le vittime».
In attesa che il risarcimento sia quantificato in sede civile, il giudice ha disposto una provvisionale alle parti civili: 50mila euro alla moglie della vittima, 20mila euro a ciascuno dei due figli e 50mila euro alla barista cinese.
