Gazzetta di Reggio

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Accerchiati dai nazisti, deportati e fucilati

Accerchiati dai nazisti, deportati e fucilati

I tedeschi divisero gli ufficiali dai soldati semplici poi li costrinsero anche a scavarsi le fosse comuni

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VIANO. Ma cosa accadde realmente a Kos? Le testimonianze, visibili oggi anche su internet, portano ad una considerazione unica: coloro che furono trucidati dai nazisti sono da considerare Eroi, visto che, per non tradire la Patria, vennero fucilati in alcuni casi dopo essere stati addirittura costretti a scavare le fosse che avrebbero poi contenuto i loro i corpi.

Il 2 ottobre 1943, nel primo pomeriggio, viene dato il cessate il fuoco. I tedeschi, infatti, erano riusciti a circondare la batteria, le raffiche delle loro mitragliatrici spazzavano le posizioni italiane. I superstiti si rifugiarono quindi nei depositi di munizioni sottoterra in attesa di eventi. La paura si stava impadronendo di loro.

Nei giorni precedenti lo sbarco a Kos, infatti, chi era riuscito a fuggire da Rodi raccontava delle atrocità che i tedeschi avevano compiuto sugli italiani che avevano combattuto contro di loro.

Terminata la perquisizione, una parte dei tedeschi, puntò i cannoni in direzione del porto dove, la maggior parte degli inglesi si stava imbarcando sui loro mezzi per abbandonare l’isola. Dei colpi sparati nessuno giungeva a segno.

Allora presero diversi prigionieri tra cui molti artiglieri e li costrinsero a sparare per diverse ore. Al tramonto gli italiani vengono rinchiusi in una caverna, stipati fino all’inverosimile. Non si possono sdraiare tanto sono pigiati. Gli Ufficiali vengono tenuti separati, in una capanna adiacente e inaccessibile. Al mattino del 3 ottobre partono in colonna con gli ufficiali in testa.

Dopo undici chilometri di marcia giungono in un centro agricolo vicino al mare, chiamato Linopoti. Gli Ufficiali vengono separati dai militari semplici e rinchiusi in una chiesa.

Il 4 ottobre, i soldati apprendono da alcuni greci che tutti gli ufficiali lasciati nella chiesa a Linopoti, erano stati fucilati.

I loro cadaveri rimasero per un paio d’anni nelle acque paludose del luogo dell’esecuzione e solo alcuni furono ritrovati e riconosciuti ed ebbero l’onore di una degna sepoltura prima presso il cimitero cattolico di Kos e poi presso il Sacrario militare dei caduti d’oltremare di Bari.

Ora a Kos, in ricordo di quell’eccidio, c’è una Lapide Monumentale con i nomi dei caduti ed una campana offerta dalla Provincia di Latina. (a.z.)