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C’erano due reggiani tra i 103 ufficiali uccisi sull’isola di Kos

C’erano due reggiani tra i 103 ufficiali uccisi sull’isola di Kos

I famigliari di Arrigo Filippo Vezzosi e di Gino Bondanelli saranno ricevuti il 25 aprile dal presidente della Repubblica

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VIANO. Sono trascorsi oltre settant’anni, ma nella memoria di parenti e familiari, la strage che portò al massacro di 103 ufficiali italiani del 10° Reggimento Regina colpevoli di aver resistito per due giorni all’attacco delle truppe tedesche sull’Isola di Kos, il ricordo è ancora vivissimo. Quella di Kos, infatti, è una delle tante tragedie passate sotto silenzio di un periodo - quello successivo all’armistizio dell’8 settembre 1943 - che ha visto trucidati migliaia di italiani, morti per non aver tradito la Patria, ma di cui nessuno sembra voler ricordare il sacrificio.

Il Presidente Giorgio Napolitano, però, venuto a conoscenza della tragedia, ha invitato per il prossimo 25 aprile una delegazione al Quirinale.

Tra i 103 ufficiali, anche due reggiani: Arrigo Filippo Vezzosi, di Regnano di Viano e Gino Bondanelli, di Argenta (Ferrara), ma i cui familiari si trasferirono nello stesso paese di Vezzosi ed ora vivono a Reggio Emilia. La strage, perpetrata dalle truppe della 22.ma divisione tedesca agli ordini del Generale Wilhelm Friederich Muller, poteva anche essere più atroce. Erano infatti 148 gli ufficiali di stanza a Kos: di questi, solo 7 passarano al nemico (ai tedeschi); 28 fuggirono in Turchia; 10 erano ricoverati in ospedale e quindi vennero facilmente tradotti in Germania e 103 vennero fucilati.

Tra i 103 morti, 66 corpi vennero ritrovati in 8 fosse comuni ma solo 42 vennero riconosciuti dopo la esumazione. Gli altri 37 (tra cui Vezzosi), non furono mai cercati sebbene si conoscano i luoghi delle fucilazioni. Tra gli uccisi, 84 di loro non raggiungeva i 29 anni.

La strage degli italiani, un atto di eroismo all’interno della missione Accolade che Whinston Churcill proclamò per presidiare le isole di Kos e Lero dando manforte ai nostri soldati e poter così utilizzare l’importante aeroporto di Kos, è tornata alla ribalta grazie alla volontà di oltre 4000 parenti e familiari che hanno raccolto le firme da presentare a Giorgio Napolitano affinchè questa vicenda trovi spazio anche nei libri di storia e non rimanga rinchiusa nel cosiddetto “armadio della vergogna”, che contiene tante altre storie come quella di Kos.

Da alcuni anni, infatti, si è creato un comitato, presieduto dal Colonnello della Riserva, Pietro Giovanni Liuzzi, già autore del libro “Kos, una tragedia dimenticata” che ha l’obiettivo di portare alla memoria questa vicenda e tentare di riportare almeno un po’ di onore a quegli eroi. Anche perché, come accaduto anche per la nave affondata a Patroklos il 12 febbraio 1944 (e di cui la Gazzetta di Reggio si è già occupata), internet ed i social network consentono ai familiari delle vittime di ritrovarsi e poter così organizzare cerimonie commemorative o anche, come accaduto alla figlia di Bondanelli, Maria Gabriella, ricevere la telefonata inaspettata di uno dei figli del Tenente Vincenzo Andrea Cappelli di Brindisi, anch’egli trucidato nel ’43 e grande amico del padre che si sono ritrovati grazie alle foto ricordo.

Va ricordato inoltre che il Lions Club di Scandiano ha assegnato alla signora Eleni Klonari vedova Sciatore, il più alto riconoscimento per la cura delle tombe dei caduti nella palude di Linopoti, località dove furono trucidati gli ufficiali italiani.

La signora Eleni provvede volontariamente ai fiori ed alla pulizia delle lapidi di coloro che ancora riposano a Kos.

Alessandro Zelioli

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