Gazzetta di Reggio

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La Reggio di Levoni che incanta e appassiona

La Reggio di Levoni che incanta e appassiona

Un corposo volume fatto di immagini accompagna in un emozionante viaggio nella storia della città

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REGGIO. Un’opera che, messa nelle mani giuste, potrebbe avere conseguenze grandiose. Cosi verrebbe da presentare il libro di “Reggio Emilia” del modenese Gianfranco Levoni che ci presenta una summa fotografica della nostra città di rara intensità espressiva.

Presentato al Museo Diocesano alla presenza di un folto pubblico di estimatori, appassionati e addetti ai lavori, l’opera è stata commentata a più riprese da un ricco parterre di imprenditori e intellettuali. Giuseppe Gherpelli, direttore della Fondazione I Teatri, si è detto convinto dell’opportunità di un testo che aiuti a focalizzare le bellezze di una città tanto sommessa quanto a suo modo ricca, sia pure discretamente e senza sfarzi. Si parla tanto di marketing territoriale, ma sfogliando le pagine dell’imponente pubblicazione, che abbraccia in un sol colpo la storia di Reggio dalla preistoria alle vele di Calatrava, si conferma la necessità di fare memoria del proprio passato, proiettandolo in una prospettiva più ampia e cogliendo le sfumature più interessanti e curiose.

«Reggio Emilia rappresenta una sfida nella sfida – ha aggiunto Fabio Storchi, presidente di Federmeccanica e di Comer Industries – Per comprendere la sua personalità, è necessario un esercizio fondato sulla ricerca, sul ragionamento e sulla contemplazione. Reggio è discreta, non parla di sé, e dunque chiede di essere scoperta. Qui nulla è scontato, niente è di facile lettura e molto di ciò che appare è diverso da ciò che è. La nostra città è un gioiello autenticamente padano: il risultato di una lenta, ma inarrestabile evoluzione plurimillenaria in cui arte e architettura hanno trovato sostegno nella virtù dell’intraprendenza. L’occhio, il cuore e la sensibilità di Levoni hanno saputo indagare e comprendere la nostra realtà cogliendone l’aspetto più emblematico: la sua capacità di reinventarsi nel tempo. Un filorosso, quello economico, sociale e culturale, che fa dialogare, tra loro, il rosone romanico dell’incompiuta facciata del Duomo con quelli, identici nelle forme, che Santiago Calatrava ha posto alla base del grande arco che sorregge il nostro nuovo grande ponte».

Tiziano Ghirelli si è personalmente impegnato a far sì che iniziative come questa si replichino e trovino linfa nel bisogno di ogni cittadino reggiano di valorizzare la nostra città. L’evento organizzato e coordinato da Catia Iori che firma la prefazione dell’opera, sarà replicato in altre città emiliane per promuovere e far conoscere sempre meglio Reggio e i suoi angoli nascosti. Centro storico e provincia.