Conto svuotato, ora è lotta sulle firme
Scandiano, la banca ammette l’«errore» ma dice: una su 4 è della Bonini, le offriamo 11.500 euro. Lei chiede l’intera cifra
SCANDIANO. La banca risponde a Simona Bonini – la casalinga in lotta con il Credito Cooperativo Reggiano per il conto corrente svuotato dal marito – offrendole 11.500 euro: 5.000 in meno rispetto alla cifra "sparita". La differenza tra le due cifre è legata al fatto che la banca ritiene false solo 3 delle 4 firme che compaiono sulle distinte relative ai quattro prelievi. Secondo la donna, invece, tutt’e quattro i prelievi sono stai fatti dal marito (ora ex, proprio a seguito di quella vicenda).
Inizialmente la banca ha cercato di chiudere la vicenda offrendo tremila euro. «Ho rifiutato categoricamente – afferma Simona Bonini – perché è mio diritto riavere la cifra che mi spetta: 16.500 euro».
Scoperto il conto pressoché azzerato (vedi articolo a lato), Simona Bonini ha iniziato la lotta con la banca per riavere i suoi soldi. Dopo aver partecipato all'incontro pubblico organizzato nel marzo scorso a Casalgrande dall'associazione scandianese "Interessicomuni", fondata di recente da Angelo Santoro – assemblea con la partecipazione dell'avvocato bresciano Serafino Di Loreto, esperto di diritto bancario, usura bancaria e anatocismo – la casalinga ha cambiato l'avvocato di fiducia e ha ripreso la battaglia, spalleggiata da Santoro e, appunto, Di Loreto. Nei giorni scorsi ha presentato una denuncia alla Procura di Reggio, alla Guardia di finanza e alla Banca d'Italia. Nella denuncia, firmata anche da padre Giancarlo Bonini, si afferma che la banca ha cercato di chiudere la vicenda offrendo tremila euro. Simona Bonini ha detto «no», chiedendo l’intera cifra.
Con una raccomandata del 2 aprile, la banca ha respinto la richiesta fatta dalla casalinga il 27 gennaio scorso ma, «stanti alcuni profili di oggettiva incertezza circa la paternità di alcune delle firme apposte sulla documentazione – scrive la banca nella raccomandata – al fine di conciliare amichevolmente la controversia in atto le confermiamo la nostra disponibilità a definire la vicenda mediante il pagamento a saldo, stralcio e transazione della somma omnicomprensiva di 11.500 euro».
«Abbiamo inviato quella comunicazione – spiega l'avvocato Tanturli, che lavora per il Credito Cooperativo Reggiano – ma non abbiamo ancora avuto una risposta dalla signora Bonini. Ho solo parlato con il suo presunto nuovo legale, l'avvocato Di Loreto. Dico presunto perché in precedenza avevo parlato con l'avvocato Fava, alla quale la signora Bonini ha revocato il mandato. Il collega Di Loreto si è presentato come il suo nuovo legale ma, formalmente, non abbiamo ricevuto l'investitura ufficiale. Fino a quando questo non avverrà, il nostro interlocutore resterà la signora Bonini».
Dunque, 11.500 euro è la cifra che proponete a Simona Bonini.
«Sì – risponde l'avvocato Tanturli – e la nostra offerta resta valida, nel senso che "non scade". Abbiamo ritenuto di muoverci in questo modo e, secondo me, alla signora viene offerto più di quanto, contabilmente, le spetterebbe. Lo facciamo perché abbiamo il piacere di chiudere questa situazione».
Perché ritiene di offrire di più di quanto spetterebbe alla cliente della banca?
«Il battage giornalistico non è accettabile. Dobbiamo accettare una transazione che non ci sta bene al 100%, per cui facciamo questa proposta piuttosto che sottostare ad una situazione che non ci piace. Abbiamo cercato di comportarci nel modo più trasparente e coerente possibile. C'è stata una situazione di errore, c'è stata una presa di coscienza e abbiamo cercato di rimediare agli errori. Ora il reclamo è formalmente aperto. Spero che Simona Bonini ci contatti prima possibile per dire se accetta oppure no la nostra proposta. Abbiamo fatto un'offerta scritta pur sapendo che può essere depositata in causa».
Perché offrite una cifra vicina a quella chiesta (11.500 anziché 16.500) ma non l'intera somma? Contestate la firma che compare sul primo dei quattro prelievi, quello da 6.000 euro?
«Per noi la prima firma è la sua. Non siamo periti calligrafici, ma abbiamo confrontato la firma dello specimen (la firma depositata in banca all'atto della stipula del contratto di conto corrente - ndr) ed anche la firma che compare nella lettera che ci aveva inviato l'avvocato Fava. Per noi è la sua firma. In tutta coscienza, è la firma vera. Di conseguenza offriamo alla signora una cifra parametrata».
In altre parole: 16.500 meno i 6.000 del primo prelievo più mille euro forfettari per interessi bancari e per i "disagi" subiti da Simona Bonini.
MauroGrasselli
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