Gazzetta di Reggio

Reggio

Un percorso difficile per liberarsi dal male

Un percorso difficile per liberarsi dal male

Il 35enne Degani aveva tentato diversi percorsi di recupero per uscire dalla tossicodipendenza

18 aprile 2014
2 MINUTI DI LETTURA





SCANDIANO. «Era stato seguito anche da noi». È visibilmente sotto shock Matteo Iori, presidente dell’associazione Papa Giovanni XXIII, nell’apprendere la notizia dell’uccisione di Andrea Degani, il 35enne di San Faustino di Rubiera ammazzato ieri sera a colpi di arma da fuoco in ospedale a Scandiano dal padre 66enne, Enrico, che a sua volta si è tolto la vita sparandosi nei bagni del Magati. Dietro il tremendo gesto, ci sarebbero stati proprio i problemi di tossicodipendenza del giovane, che più volte aveva tentato di dare un taglio alla sua dipendenza dalla droga. Senza mai riuscirci fino in fondo. E per questo motivo aveva tentato di intraprendere nel tempo diversi percorsi in centri di recupero reggiani, tuttavia senza successo.

«Non era stato all’interno della nostra comunità - aggiunge Iori - ma ha vissuto in un appartamento protetto “esterno”, uno di quegli appartamenti che consentono di stare sul territorio: sono appartamenti dove alcuni restano a lungo, altri meno, in base al percorso intrapreso. Più di una volta, se non ricordo male, aveva cercato anche di trovare lavoro. Ricordo anche che aveva problemi di diabete».

Proprio per questi suoi problemi di diabete, che lo avevano costretto al ricovero al Magati di Scandiano, il 35enne aveva abbandonato da qualche tempo l’appartamento. Ma il suo percorso di recupero, faticoso e accidentato, era stato tentato anche in realtà anche attraverso altri progetti in altre comunità.

E in passato Degani era stato anche ospite della struttura Ceis di Bellarosa. Era inoltre seguito anche dal Sert, dove aveva fatto un percorso di incontri anche con uno psicologo.

«Era un caso complesso - ricorda Iori - in questo momento penso alla mamma di Andrea, distrutta dal dolore». (e.spa.)