A Reggio la droga degli schiavi
Blitz in una camera d’albergo della zona-stazione: sequestrato un chilo di metanfetamina
REGGIO EMILIA.
Il blitz dei carabinieri in una camera d’albergo della zona-stazione e in pochi secondi emergono – a sorpresa – non poche cose e tutte inquietanti.
E’ accaduto martedì notte, in manette sono finiti in tre (un cinese e due vietnamiti) ma è quanto trovato e poi dedotto dagli investigatori che lascia sbigottiti. In quella camera d’albergo, nascosto in un armadio, c’è infatti un chilo di metanfetamine in cristalli (in gergo “ice” o “shabu”), cioè di una droga ancora misteriosa, che per ore e ore non ti fa sentire nè la fame nè la fatica. E’ un sequestro record per l’Italia centro-settentrionale (del valore di circa 400mila euro) non solo per il quantitativo, ma anche per il grado di purezza della droga (pari al 90%). Poi c’è la conferma che la mafia cinese, alleata con altre fazioni asiatiche, è sbarcata prepotentemente anche a Reggio (come nell’hinterland milanese) nel mercato delle droghe sintetiche ed ha nella Chinatown della nostra città la centrale operativa.
E’ anche la conferma di quanto sospettato dall’Arma la settimana scorsa, quando era stato arrestato il cinese 32enne Tefeng Ying, trovato in possesso di una ventina di grammi di questa potente metanfetamina. Un precedente da cui è poi nata l’attuale operazione antidroga, in quanto i militari – come ha spiegato ieri nella conferenza stampa il tenente colonnello Alessandro Dimichino, comandante del reparto operativo – hanno continuato a “monitorare” i due cinesi rilasciati in quanto Ying si era assunto ogni responsabilità per gli stupefacenti trovati. E quella pista si rivela azzeccata, perché il 28enne Paopao Ji (residente nel Modenese, a Sassuolo) non ha capito d’essere sotto controllo e ad un certo punto s’incontra con due vietnamiti che in albergo sono registrati correttamente, ma non sono giunti dal Paese d’origine e non risultano nella banca-dati nazionale.
Due “fantasmi” che stranamente hanno in mano passaporti rilasciati, rispettivamente, dalle ambasciate vietnamite presenti in Polonia e in Repubblica Ceca. Ma come sono entrati in Europa e soprattutto come sono giunti e perché a Reggio? Troppi sospetti e i militari entrano in azione nell’albergo: spunta il chilo di “ice”, ma anche 5 confezioni di acetone (solvente per unghie, finalizzato all’occultamento e al trasporto del narcotico), si aprono le porte del carcere per i vietnamiti Xuan Thui Lai (29 anni) e Anh Cuong Vu (26 anni) che risultano entrambi senza fissa dimora.
I tre arrestati – difesi dagli avvocati Vainer Burani e Matteo Marchesini – compariranno domani davanti ad un giudice per l’udienza di convalida dell’arresto.
In attesa del primo esito giudiziario su questa sorprendente partita di metanfetamine (i tre asiatici risponderanno alle domande del giudice?), va comunque avanti l’inchiesta dei carabinieri, coordinata dal sostituto procuratore Luisa Serranti. Da capire, innanzitutto, se ci troviamo di fronte a dei semplici corrieri della droga oppure di veri e propri produttori (e in quest’ultimo caso i militari avrebbero intercettato un livello molto alto della distribuzione di questa metanfetamina in cristalli). Il ritrovamenti di non poco acetone – la sostanza va sciolta in solvente organico – fa pensare che si stesse per concretizzare il primo “step” per arrivare alla sintesi della sostanza. Da un grammo di “ice” si ricavano solitamente 40 dosi, quindi con quel chilo di sostanza si potevano ricavare ben 40mila dosi.
Non indifferente la sottolineatura fatta, con i cronisti, dal colonnello Paolo Zito, comandante provinciale dei carabinieri: «A distanza di pochi giorni ancora un blitz in una zona calda come quella attorno alla stazione – entra nel merito Zito – frutto di un controllo costante del territorio. L’operazione è anche la conferma che la mafia cinese, a Reggio, è in silenziosa espansione, il che oltretutto rientra in un quadro reggiano già piuttosto complesso e delicato sul versante della criminalità organizzata». Da tempo i carabinieri tengono sotto pressione la Chinatown reggiana, in cui la malavita cinese gestisce anche l’altrettanto remunerativo malaffare legato allo sfruttamento della prostituzione. Ora il nuovo “business” delle droghe sintetiche.
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