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Fecondazione eterologa La Sala: servono linee guida

di Chiara Cabassa
Fecondazione eterologa La Sala: servono linee guida

Reggio. Il primario di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale Santa Maria pronto a partire. «Ma prima devono essere chiariti molti punti, dalla privacy al tetto dell’età»

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REGGIO.

Boom di domande per l’eterologa: 3.400 in 22 giorni. Tanti sono i giorni passati da quando, il 9 aprile scorso, la Consulta ha dichiarato incostituzionale il divieto di eterologa. E’ il dato diffuso dall’associazione dei centri di fecondazione Cecos Italia. Ma cosa accade al Santa Maria Nuova, dove il professor Giovanni Battista La Sala, primario di Ostetricia e Ginecologia, dirige da anni un dipartimento ai vertici in Italia per le cure relative alla procreazione assistita?

«Sono arrivate mail - conferma il professor La Sala - nelle quali vengono chieste informazioni maggiori sull’eterologa. Ma non c’è la ressa, ed è un bene. Perché io, da subito, ho affermato che sarebbe stata mia intenzione avviare al Santa Maria un programma per la fecondazione eterologa. Con la premessa irrinunciabile della gratuità sia per chi dona sia per chi riceve. Ma i tempi sono prematuri per passare dalla sentenza della Consulta all’operatività».

E se qualcuno partirà subito all’arrembaggio?

«Non nascondo il timore che qualcuno ritorni a fare le stesse corbellerie che hanno fatto male alla procreazione assistita. Quella della Consulta è una sentenza che io personalmente condivido, ma bisogna entrare nel merito di ciò che è legale, corretto e opportuno fare».

Quali sono gli ostacoli che si frappongono tra la teoria e la pratica?

«Innanzitutto la sentenza della Consulta diventerà operativa solo dopo essere stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale. Ma anche a quel punto ci saranno altri nodi da chiarire. Primo, bisognerà chiedere a qualche bravo giurista di entrare nel merito della sentenza: al momento sappiamo solo che è stato dichiarato incostituzionale il divieto dell’eterologa. Ma, solo un esempio, possono essere donati anche gli embrioni o solo gli ovociti e gli spermatozoi? Secondo non meno importante problema: il governo prenderà posizione? Ci dirà come dobbiamo comportarci, ed è sempre un esempio, relativamente all’età della donna che chiede di accedere all’eterologa?

A questo punto?

«Quando tutto sarà chiarito, dovrò mettere a punto la mia procedura al Santa Maria e quindi sottoporla alla direzione. Ma ci sono ancora troppe questioni che dovranno essere chiarite attraverso le linee guida del governo. Penso alla salvaguardia della privacy del donatore o della donatrice: l’Italia che posizione avrà? E ancora c’è il tema della tracciabilità del donatore: se un figlio nasce con una malattia, il contenzioso medico-legale è alle porte. E quando i figli frutto di un’eterologa raggiungeranno la maggiore età, avranno il diritto di conoscere i propri genitori? Non sono questioni di secondaria importanza. Fino a quando non ci saranno queste risposte, e a darle deve essere il governo, non si potrà partire. Sul tema della fecondazione eterologa, così come su quello dell’interruzione volontaria di gravidanza, l’Italia sarà sempre divisa. Anche per questo noi medici dobbiamo agire in modo da essere inattaccabili».

Ma gli ovociti e i gameti maschili di cui il dipartimento del Santa Maria è in possesso, potranno essere utilizzati per l’eterologa?

«Noi abbiamo tre tipi di materiale congelato: embrioni, spermatozoi e ovociti. Gli embrioni sono delle coppie e, se le coppie li hanno abbandonati, noi dobbiamo tenerli congelati per sempre. Quanto agli spermatozoi, appartengono in genere a giovani che hanno deciso di farli congelare per non perdere la loro fertilità dopo qualche grave malattia: la loro qualità non è naturalmente ottima, quindi non si potranno utilizzare per una eterologa. Ci sono poi gli ovociti congelati che teoricamente si potranno usare ma solo se la donna accetterà di donarli. Ad oggi, e non potrebbe essere altrimenti, i consensi firmati non si riferiscono a una fecondazione eterologa dal momento che non era prevista dalla legge. Nel caso, servirà una nuova firma per un consenso di altro tipo».

Alle coppie che si stanno chiedendo se andare all’estero o aspettare di accedere all’eterologa in Italia, cosa risponde?

«Senza dubbio di aspettare perché, finalmente, non sarà più necessario come è accaduto fino ad oggi uscire dall’Italia per accedere a una fecondazione eterologa. La fretta è del tutto fuori luogo: si tratta di fare gratuitamente qui, fra qualche mese, quello che si va a fare ora all’estero affrontando più di un’incognita e sicuramente spendendo molti soldi. Che la donna abbia 42 anni, o 42 anni e sei mesi, non cambia proprio nulla».

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