Gazzetta di Reggio

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«Prampolini pensa solo alla sua bottega»

di Evaristo Sparvieri
«Prampolini pensa solo alla sua bottega»

Dopo la polemica sulle coop, il candidato Pd Vecchi contrattacca: «Parla come se il muro di Berlino non fosse caduto»

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«Un sindaco deve unire, non rappresentare interessi di bottega o, peggio, della propria bottega. Io ho una mia storia e sono profondamente legato ai principi cooperativi, ma sono partito con spirito aperto per incontrare altre storie. Ed è questo lo spirito che la città intera deve ritrovare. Ma, da semplice cittadino, mi aspetterei che una persona che si candida a sindaco, che si autosospende da presidente di un’associazione di categoria e che tra l’altro è anche imprenditrice in ambito cooperativo, assuma un atteggiamento utile a riconoscere pari dignità a tutti gli attori economici. Il territorio deve fare squadra e non perdersi in battaglie di cortile che ricordano l’epoca del muro di Berlino».

Cinque sollecitazioni. Sono quelle che Luca Vecchi, candidato del centrosinistra, inoltra al mondo cooperativo reggiano, dopo il duro attacco di ieri da parte di Donatella Prampolini.

Parole con le quali la candidata del centrodestra ha messo nel mirino quelle che considera le “coop rosse”, la cui crisi sarebbe in parte dovuta a quello che la stessa Prampolini ha definito «un rapporto non sano con la politica, che dura da settant’anni».

Vecchi, Prampolini ha posto più di un punto di domanda sulla crisi del mondo cooperativistico reggiano, mettendo nel mirino una storia politica di sinistra.

«Credo che, davanti a tante accuse circostanziate alla cooperazione, come le buonuscite e i bilanci, non essendo rivolti a un candidato sindaco, spetti proprio alla cooperazione rispondere. Ma credo anche che un candidato sindaco debba fare una riflessione sul ruolo che tutta la cooperazione deve avere, nel presente e nel futuro della nostra città, senza distinzioni tra “rosse” e “bianche”».

Sono categorie care al centrodestra...

«La sua polemica è fuori dal mondo. In questa fase, Reggio Emilia ha bisogno di istituzioni capaci di fare un confronto con tutti i soggetti, economici e sociali: soggetti autonomi, ma che devono trovare nell’istituzione un interlocutore importante, autorevole, equidistante. È superata l’epoca in cui cooperatori e industriali erano su mondi diversi».

Però è innegabile che il sistema delle coop abbia una fiscalità agevolata. E Prampolini sostiene che alcune di esse abbiano perso i principi cooperativistici.

«Sulla presunta ingiustizia del beneficio fiscale, bisogna dire che le cooperative ci sono in tutto il mondo. Si tratta di capire se sia una risorsa in un mercato che vive in una pluratità di tipologie di impresa, e quindi porsi la domanda: il pluralismo in campo economico è un elemento di ricchezza? Lo è ovunque. Il beneficio fiscale, per altro, è stato fortemente ridotto nel corso degli ultimi anni. Ma la questione su cui riflettere, da candidato sindaco, è un’altra».

Ovvero?

«Chi si candida ad amministrare, deve cercare di interpretare la rappresentanza dell’intera città. Anche di chi non ti ha eletto. E questa è una convinzione su cui credo molto. Io considero per tutti gli attori economici pari dignità: le istituzioni e il mondo economico devono costruire una governance territoriale forte e condivisa. La cooperazione, come gli industriali, gli artigiani, il commercio e i professionisti, sono tutti attori fondamentali del rilancio dello sviluppo locale. Occorre in atteggiamento coesivo, e non divisivo. Se vedo un’azienda che rischia di chiudere, io non la attacco. Vorrei invece vedere industriali, artigiani e cooperatori lavorare insieme sui grandi progetti della città».

Rilancio? Resta il fatto che le cooperative stanno attraversando una crisi senza precedenti, con pesanti conseguenze su tutta la nostra economia. E uscirne non sarà affatto semplice.

«La cooperazione continuerà ad essere una competenza distintiva della nostra realtà locale. Mi pare che le parti della cooperazione che hanno sentito di più la crisi stiano cercando di reagire. E se guardiamo con attenzione all’intero mondo della cooperazione, si scopre che dal 2008 in avanti ha creato migliaia di posti di lavoro, in un territorio che ha raddoppiato la propria disoccupazione. Poi ha incontrato la crisi della produzione del lavoro. Ed lì bisogna fare una critica lucida e severa. È evidente che ci sono state responsabilità di natura manageriale. Ma la cooperazione ha avviato un percorso autonomo di ricambio di gruppi dirigenti, soprattutto di presidenti, e un altro percoso di uscita da concordati. Io li saluto come fatti positivi di una parte di sistema economico che prova a riprendersi».

Quindi? Tutto risolto?

«Tutt’altro. Bisogna riflettere su come rendersi utili al futuro della città».

La domanda allora è un’altra: come?

«Avrei cinque sollecitazioni. Mi aspetto che la cooperazione sappia collaborare con tutti per condividere progetti di rilancio della città. Poi che, pur essendo stata attenta nella tutela dei soci e dell’occupazione, auspico che abbia piena consapevolezza che alcune crisi hanno avuto una ricaduta critica nella filiera, e che c’è un di più di responsabilità sociale rispetto ad altre tipologie di impresa. Credo inoltre che alla cooperazione vada lanciata la sfida di alzare l’asticella delle ambizioni del futuro progettuale di questa città. Che sia pronta, ad esempio, a rilanciare il Welfare in ottica pubblico-privato. Abbiamo bisogno di una cooperazione che assuma con forza il tema mutualità. Una quarto punto, riguarda una sollecitazione ad essere protagonista nel sostenere giovani che vogliono intraprendere un futuro professionale, con l’incubazione di cooperative nuove e giovani e con il sostegno alle start up. Infine, auspico un rinnovamento del gruppo dirigenziale nel pieno dell’autonomia. Sono sollecitazioni che partono da una convinzione: un attore economico come il mondo cooperativistico, anche se in difficoltà, rappresenta una risorsa».

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