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«Ti fidanzi con l’italiano? Vi ammazzo»

di Tiziano Soresina
«Ti fidanzi con l’italiano? Vi ammazzo»

Rubiera: padre musulmano integralista minacciò nel 2010 i due 17enni brandendo un coltello. Patteggia quattro mesi

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RUBIERA. Un integralismo religioso cieco, che porta addirittura un padre a minacciare di morte la figlia brandendo un coltellaccio da cucina.

Una storia non nuova – purtroppo arrivata negli anni scorsi anche ad intingersi nel sangue – ma che purtroppo si è ripetuta ancora, stavolta a Rubiera. A perdere la testa è un padre tunisino di 55 anni, musulmano talmente osservante che quando scopre l’amore sbocciato fra sua figlia (studentessa 17enne) e un coetaneo italiano (che non ha certo abbracciato la religione islamica) fa di tutto per evitare che quel rapporto continui. Perché il punto allucinante è proprio questo: il padre non accetta che la figlia musulmana frequenti un ragazzo di religione diversa (nel caso specifico è cattolico, ma siamo in Italia non in terra araba), in quanto il Corano non lo permette. L’ultimatum: il ragazzo deve convertirsi e diventare musulmano se vuole continuare nel fidanzamento. Di certo, però, Maometto non spinge i fedeli ad arrivare ad uccidere... E nel caso specifico la reazione del genitore è stata a dir poco pericolosa. Subito, appena viene a sapere dei due fidanzatini chiude in camera la figlia minorenne e le toglie il cellulare affinché non riesca a comunicare all’esterno. Ma l’amore è più forte delle imposizioni paterne e la 17enne, con l’aiuto del suo ragazzo, fugge da una finestra e va a denunciare quanto le sta accadendo ai carabinieri di Rubiera. Un racconto-shock che spinge i militari a convocare in fretta in caserma il padre integralista. Sentito dai carabinieri, il 55enne va a dir poco sopra le righe al rientro a casa. In strada attende i due fidanzati con un coltello da cucina e li minaccia pesantemente: «Se vi vedo ancora insieme vi ammazzo!».

E’ a quel punto che si teme il peggio e si apre un’inchiesta, con il padre accusato di sequestro di persona, minaccia aggravata e porto abusivo d’arma in luogo pubblico. Tutto avvenne fra il 17 e il 23 dicembre di quattro anni fa e la vicenda è rispuntata in tribunale a Reggio perché queste imputazioni sono rimaste tali e il padre (di cui non forniamo le generalità per non violare la privacy delle due vere vittime di questa storia, cioè i due fidanzati allora pure minorenni) è finito sotto processo davanti al gup Antonella Pini Bentivoglio. Difeso dall’avvocato Alessandro Conti, il 55enne ha patteggiato 4 mesi e 20 giorni di reclusione, ma con pena sospesa. Una epilogo giudiziario “soft” per una vicenda così grave che salta subito all’occhio. Ma questa lieve pena “concordata” è il frutto di un preciso monitoraggio della situazione da parte del procuratore capo Giorgio Grandinetti che, tramite i carabinieri, ha riscontrato come, dalla fine del 2010, tutto sia ritornato nella normalità: i due fidanzati si sono quasi subito lasciati e la ragazza non solo ha ridimensionato la portata della vicenda, ma ha anche fatto una scelta di vita in linea con il dettato religioso del padre, in quanto indossa il burqa e si è fidanzata con un musulmano.

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