Corghi, chiesta la cassa per 525 addetti
Raggiunto l’accordo con i sindacati: 25 lavoratori in mobilità. Ma è braccio di ferro sui salari: «L’azienda vuole abbassarli»
CORREGGIO. Cassa integrazione richiesta per tutti i dipendenti dei tre stabilimenti di Correggio (ben 525 persone tra operai e impiegati) e mobilità immediata per 25 lavoratori a patto che non ci siano altri licenziamenti fino al 2015. Sono questi i capitoli del complesso accordo raggiunto dalla Corghi spa di Correggio, azienda leader mondiale nella produzione di attrezzature per gommisti e autofficine, gioiello della meccatronica italiana - vinse l’ambito premio di settore assegnatole nel 2012 da Unindustria Reggio Emilia - che ha chiuso il 2013 con ricavi a 130 milioni di euro, in crescita rispetto al 2012. Una realtà industriale di taglia media, forte del connubio tra flessibilità produttiva e alto grado di patrimonializzazione (31 milioni di euro), con 700 dipendenti totali - compresi quelli fuori regione - piegata però dall’erosione dei margini, negativi da circa due anni. Proprio quest’ultimo sarebbe il problema principale dell’azienda, rinomata per l’alto grado di reinvestimento delle risorse, che conta sei siti produttivi (uno in Cina) e cinque filiali dirette (Germania, Spagna, Francia, Stati Uniti, Cina), i cui prodotti sono distribuiti in più di 120 paesi in tutto il mondo con la quota dell’export pari all’80% del fatturato. Numeri che non mettono al riparo l’industria presieduta dal patron Giulio Corghi dai venti di crisi. Lo scorso gennaio, infatti, è partita la prima richiesta di esuberi, legata a una necessaria riorganizzazione industriale.
Per questo l’accordo da poco sottoscritto tra la Corghi e Unindustria Reggio Emilia con la Fiom Cgil, non allenta il confronto che proseguirà le prossime settimane. Per ora, infatti, il patto prevede l’avviamento della cassa integrazione straordinaria riguardante al massimo 525 lavoratori dell’unità operativa di Correggio e la messa in mobilità di 25 addetti, accompagnati verso la pensione. «Siamo riusciti in sede provinciale a sottoscrivere un accordo condiviso tra le parti dopo tre mesi di confronto» ha commentato Pierluigi Saccardi, vicepresidente della Provincia di Reggio, luogo dove è stato siglato l’accordo.
La cassa straordinaria prevede un taglio massimo del monte ore lavoro dei dipendenti del 40%. Oltre questa soglia la cassa verrebbe convertita in contratti di solidarietà, strumento che agevola l’eventuale richiesta delle coperture per un altro anno.
La prospettiva di rientro dall crisi è quindi lunga, necessaria per poter portare a regime la riorganizzazione industriale che rimodulerà l’attività nei vari stabilimenti. «Il vero nodo, ora, è un altro - spiega Davide Mariotti della Fiom Cgil di Reggio - In sostanza l’azienda non guadagna più quello che voleva. Per questo ci hanno chiesto di rivedere gli stipendi. Si tratta però di una strada impraticabile. La riorganizzazione prevede un taglio dei costi, ma a nostro parere non è mettendo le mani nelle buste paga dei lavoratori che si recuperano i margini».
Proprio sul capitolo salari si concentrerà la seconda parte del confronto tra le parti, che si preannuncia serrato. Un braccio di ferro che vedrà alla finestra il prossimo presidente degli industriali reggiani, Mauro Severi, il quale verrà eletto dalla categoria a capo della sigla la confindustriale a inizio estate. L’architetto reggiano, infatti, rientra nella categoria grazie al suo ruolo di consigliere all’interno del gruppo Nexion, che controlla anche la Corghi, e che nel 2012 ha segnato un fatturato consolidato di oltre 147 milioni di euro con circa 990 addetti.
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