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Distrutta dal fuoco la "casa" di un clochard

di Elisa Pederzoli
Distrutta dal fuoco la "casa" di un clochard

Per qualche minuto si è temuto che l’uomo fosse ancora dentro. Racconta: «Abitavo qui da due anni, ora la ricostruirò»

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REGGIO EMILIA

«Non mi è rimasto altro che questi vestiti che ho addosso. Ma stanotte mi accamperò qui, se no mi portano via tutto. Invece, qualcosa si può recuperare. Il ferro lo posso rivendere». Giuseppe Maggio, 64 anni, commenta così il rogo della baracca in cui viveva. Costruita a pochi passi della ferrovia, praticamente di fronte alla stazione centrale. Accanto a piazzale Europea. Un rifugio di fortuna, costruito con materiale recuperati in giro che era lì da molto tempo. «E’ da due anni che sto qui, nessuno mi ha mai mandato via» confida.

Ieri verso le 17, però, è successo qualcosa. A quell’ora i vigili del fuoco sono stati allertati per un allarme incendio. All’inizio sembrava che a bruciare fosse un capannone. Invece, era una baracca. Dove una piccola bombola di gas è esplosa. Per qualche decina di minuti si è temuto che in mezzo alle fiamme ci potesse essere qualcuno. Perché nella zona hanno raccontato che quella baracca era l’abitazione di un anziano signore. Per fortuna, però, poco dopo l’uomo assieme a un amico che ospita da qualche tempo, un 43enne di Reggio, è tornato. Ma senza più trovare la sua “casa”.

«Siamo andati via alle 15. Sono sicuro di aver spento tutto. Anzi: il gas per il fornellino era finito. Qui qualcuno ha voluto incendiare tutto» spiega. E sul caso indagheranno i carabinieri. L’uomo racconta che è per colpa della crisi se si è ridotto a vivere così. «Facevo il muratore» confida. Spiegando di aver avuto una moglie, un tempo, e di avere una figlia. «Ma non voglio pesare su nessuno».

Gli agenti della Municipale si sono offerti di chiamare gli assistenti sociali. Per un tetto per la notte. Ma ha rifiutato. «Ma cosa risolverei andando da qualche parte? Domani saremmo ancora in questa situazione. Resteremo qui. Tireremo su un’altra baracca. Su questa avevo messo anche un telone. Non pioveva neanche dentro ormai...». E accade tutto lì. A due passi dal via vai della stazione e della città. Sotto gli occhi di tutti. Senza che nessuno decida di guardare.

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