Mora: «57mila reggiani sotto la fascia di povertà»
Il segretario generale della Cgil preoccupato per il «crollo del reddito pro-capite» Tutte e tre le sigle sindacali contro Renzi: gli 80 euro in busta paga non bastano
Le imprese chiudono, la cassa integrazione galoppa e chi perde l’occupazione resta ai margini del mondo del lavoro. Una dinamica che ha portato al crollo del 17% del reddito pro-capite negli ultimi tre anni a Reggio. Si tratta di un taglio reddituale di 5.500 euro l'anno: «Molti reggiani sono giunti sotto la fascia di povertà - afferma il segretario generale della Cgil Guido Mora - a Reggio Emilia parliamo di 57mila persone: un decimo della popolazione totale». Per questo centinaia di persone sono scese in piazza il Primo maggio a Reggio, tutti insieme per testimoniare il proprio sostegno a chi rischia di rimanere schiacciato dal peso della crisi.
«Il Primo maggio, da oggi, oltre che la festa dei lavoratori sia la festa del bisogno del lavoro e dei bisogni di coloro che lavorano» ha detto il cantante Eugenio Finardi, ospite musicale del Primo maggio reggiano, a sintetizzare con queste parole il significato della festa dei lavoratori celebratasi giovedì pomeriggio in piazza dei Martiri del 7 luglio. Una piazza affollata e colorata dalle bandiere di Cgil, Cisl e Uil, le tre sigle sindacali che, riunite, hanno mosso la macchina organizzativa della giornata.
Alle 15 il corteo che, partendo da via Emilia san Pietro, si è snodato fino a piazza Martiri del 7 luglio; alle 16, dal palco allestito in prossimità del Monumento ai caduti della Resistenza una serie di interventi, aperta da Luigi Tollari, segretario provinciale Uil, per poi vedere le riflessioni di Guido Mora, segretario provinciale Cgil, e le conclusioni di Pietro Cerrito della segreteria nazionale Cisl. Tanti gli argomenti emersi dalle parole dei tre dirigenti sindacali. Tante le declinazioni del concetto di lavoro, «ormai merce fra le merci», com'è stato definito in modo inequivocabile da Guido Mora della Cgil. Rimandi a Napolitano, omaggiato da Cerrito della Cisl, quel Napolitano che poche ore prima aveva lodato «il coraggio dei sindacati». Un pensiero alla madre di Federico Aldrovandi arriva da una militante sul palco, e un appello a «tutti quelli che cercano, ognuno a modo loro, la verità». Ricordato, poi, il dramma delle morti sul lavoro, quello dell'immigrazione, quello della violenza sulle donne.
Le parole dei dirigenti sindacali dal palco hanno spaziato fra molti temi, alcuni di strettissima attualità. Il lavoro al centro: «Non lasceremo indietro nessuno, siamo dalla parte di anziani e disoccupati» ha affermato Tollari della Uil mentre Mora ha sottolineato come il lavoro sia «un richiamo alla nostra costituzione, alle sue origini resistenziali. Prima viene il diritto al lavoro poi le leggi di mercato, non viceversa. Basti vedere i casi reggiani della Gfe e del Mercatone di Sant'Ilario, su questo punto».
Preoccupa, e molto la situazione a Reggio e provincia. «Occorrono interventi all'altezza della situazione» per Tollari. Di «crollo degli investimenti e di crollo del reddito procapite» parla Mora, mentre Cerrito definisce «devastanti i numeri sulla cassa integrazione».
Ma due nomi riecheggiano in modo neppure tanto velato nei discorsi dei tre leader sindacali: quello del premier Matteo Renzi e quello del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Giuliano Poletti. «Facciano i conti con il paese reale, noi non staremo di certo alla finestra a guardare» è la promessa di Tollari. Più duro Mora: «Berlusconi, Monti, Letta, Renzi: la linea di fondo è sempre quella. Gli 80 euro in busta paga non vanno, non vanno per niente. E a Poletti vorrei ricordare che solo dal lavoro discende il funzionamento dell'economia. Basta accentuare le diseguaglianze, basta conflitto sociale». Ha concluso Cerrito: «Finanzino realmente l'apprendistato, basta slogan».
Andrea Montanari
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