Gazzetta di Reggio

Reggio

«Basta grandi opere, no al Tecnopolo»

Citta Migrante, Aq16 e Casa Bettola hanno presentato le loro proposte ai candidati-sindaci, ma si presenta solo Fantuzzi

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REGIO EMILIA

C’erano circa un centinaio di persone all’incontro organizzato ieri pomeriggio nell’ambito della contromanifestazione “L’Altra fotografia”, che per tre giorni ha occupato l’ex palazzo delle Poste Centrali in via Sessi. Gli organizzatori - associazione Città Migrante e i due centri sociali Lab Aq16 e Casa Bettola – hanno scelto questa modalità per presentare il loro programma di movimento “La città che vogliamo” alla cittadinanza e a chi si candida ad amministrare Reggio.

Ma al loro invito, tra i candidati alle elezioni comunali hanno risposto soltanto Francesco Fantuzzi della lista Reggio Città Aperta e un gruppetto di giovani possibili consiglieri di Sinistra Ecologia e Libertà, un po’ spaesati per l’assenza del loro capolista Matteo Sassi. L’unico scusato sembra essere Matteo Iori, che aveva già avvertito che non avrebbe potuto partecipare a causa di impegni presi in precedenza. «Chi manca a questo appuntamento – ha detto Fantuzzi - dà già una risposta molto chiara sui temi sollevati da questi ragazzi... Le riqualificazioni degli ultimi 5 anni non hanno convinto neanche me: hanno prodotto solo nuovi spazi commerciali, e senza nemmeno tenere conto dell’artigianato che c’era in centro storico. Su tanti interventi importanti si ascolta il parere della cittadinanza soltanto quando le decisioni sono già state prese: lo abbiamo visto con la vicenda del parcheggio interrato di piazza della Vittoria». Il programma, che spazia dal diritto alla casa a quello all’istruzione e alla salute, fino ai beni comuni e al tema dell’immigrazione, mette nero su bianco anni di lotte svolte dagli attivisti. «La critica che spesso viene fatta al movimentismo – ha detto uno degli organizzatori – è di non essere mai propositivo, di essere contro e basta. Con questo libretto vogliamo dimostrare il contrario». I ragazzi non vogliono affidare questo programma nelle mani di nessun partito, ma non rifuggono la politica e le istituzioni a prescindere. Anzi, sembrano lamentarne la lontananza rispetto ai cittadini e l’assenza, simboleggiata dalla partenza anticipata di Delrio, che ha lasciato Reggio «da più di un anno senza guida e senza un sindaco». Il nodo centrale del pamphlet presentato dalle tre realtà alternative reggiane è il diritto alla città, inteso come riappropriazione degli spazi pubblici da parte di chi vive sul territorio e contrasto alla mercificazione della città e delle sue risorse umane, sociali, culturali e ambientali. «Basta vedere cosa stanno diventando le cooperative – dice Francesco Paone, del Lab Aq16 – cioè dei veri e propri colossi finanziari. Oppure gli interventi di riqualificazione, soprattutto in centro storico, che hanno puntato solo a creare delle grandi aree commerciali, per di più estranee al tessuto sociale circostante». E in questa chiave non poteva mancare la critica ai grandi eventi, come Fotografia Europea. O alle grandi opere, come il Tecnopolo, che con la sua visione «del progresso e della ricerca in chiave tutta capitalistica lede profondamente il portato e la memoria storica di quei luoghi». Ma quello che stride ancora di più, secondo gli attivisti, è che a pochi metri da questo gioiello e dal Centro Malaguzzi si trovi «il più grande dormitorio per senzatetto della città».(i.r.)

 

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