«Ho paura, vivo da sei anni un inferno»
Racconto-shock di una 45enne: fiori ogni giorno, regali assurdi giunti in Posta dove lei lavora, sms, telefonate, pedinamenti
REGGIO EMILIA
Sei anni d’inferno, perché mai si sarebbe aspettata da un amico di vecchia data una persecuzione simile, da non molto sfociata pure in una condanna per stalking per il 54enne Luigi Montanari, faccia a dir poco nota alle forze dell’ordine. «Ma io non sapevo nulla dei suoi precedenti penali – spiega l’ex fidanzata 45enne che l’ha denunciato a più riprese – ero vedova da due anni e lui, nel marzo 2008, mi ricontattò per uscire. Ne era nata una storia, ma dopo tre mesi l’avevo lasciato, perché avevo capito in fretta che non era adatto a me, uno sbaglio. I precedenti penali? Minimizzava tutto, invece era un campanello d’allarme...». Da quel giugno 2008 la vita della dipendente pubblica è radicalmente cambiata e nel suo racconto c’è la paura che non la lascia mai, nemmeno adesso che c’è una sentenza di mezzo (l’ex fidanzato è stato condannato ad un anno e mezzo di reclusione). Lei è cosciente di essere diventata una vera e propria ossessione per quell’uomo che non ha mai accettato la fine di quella breve relazione. Esponendo alla Gazzetta l’inaccettabile situazione in cui si è ficcata vuole infondere tanto coraggio alle donne che stanno vivendo un incubo simile al suo: «Ne sto passando di tutti i colori – sottolinea – ma non bisogna mollare mai, anche se non vedi la fine di quanto ti sta accadendo. E posso solo ringraziare polizia e carabinieri per l’aiuto psicologico e la protezione che mi stanno garantendo. Senza di loro sarei crollata».
Investita da questo “ciclone” allucinante, ha dovuto cambiare abitudini di vita, serrature, numeri di telefono. Da un anno ha un nuovo compagno che la protegge: «Ma sono ormai anni che non esco più da sola, ho sempre il timore di trovarmelo di fronte». Impressionante il racconto di quanto accadutole. Dopo la rottura del fidanzamento, le prima “avvisaglie” di quel tormento arrivano sul telefono di casa. Squilli ad ogni ora del giorno e della notte, mettendo sotto pressione anche chi vive con la 45enne, cioè l’anziana madre. Dovrà cambiare il numero di telefono e, pari pari, lo stesso martellamento (chiamate ed sms) si ripeterà sul cellulare. Il ritornello dei messaggi è sempre quello: “sono innamorato di te”, “sto soffrendo”, “devi tornare con me” e via di questo passo. Ma contemporaneamente c’è anche un “assedio” con invii quotidiani di mazzi di fiori ed ogni occasione è buona: festa della donna, compleanno, ricorrenze... «In casa non ho più un fiore – commenta la donna – mi angoscia solo sentirne il profumo».
Una persecuzione che poi si sposta sul luogo di lavoro, al Centro postale operativo di via Kennedy. E’ l’inizio di invii assurdi da consegnare all’amata: 70 chili di zucchero, una vecchia chitarra, un cavallo a dondolo di legno, un chilo di stucco, una pianta secca. E il centro di smistamento delle Poste diventa anche il luogo preferito da Montanari per affiggere cartelli con frasi ad effetto per cercare di riannodare i fili del rapporto. Tentativi senza speranza. E la tensione sale una notte, nel parcheggio antistante le Poste, quando al rientro da una cena di lavoro lei ed un collega si ritrovano con le gomme tagliate delle rispettive auto. «E lui era appostato lì vicino – ricorda l’ex fidanzata– a quel punto gli ho chiesto spiegazioni e per tutta risposta è ripartito in retromarcia con la sua macchina, colpendomi al braccio con la portiera ancora aperta. Oltre a vedermela brutta, sono finita pure al pronto soccorso». E colpisce il fatto che questi atti persecutori non si siano mai fermati, nemmeno davanti a plurime denunce, all’intimazione del questore di non avvicinamento, al delinearsi di un’inchiesta aperta dal pm Maria Rita Pantani (per stalking e lesioni) che ha coordinato gli accertamenti della questura, l’apertura di un processo. «Se ne infischia di tutto, si è persino inventato che gli devo 500 euro pur di avvicinarmi». In udienza Montanari non si è mai presentato, mentre l’ex perseguitata si è costituita parte civile tramite l’avvocato Gianluca Vinci («E’ una vicenda gravissima, una vita stravolta») ed ha ottenuto dal giudice Dario De Luca una provvisionale di 10mila euro.
Ma il punto non sono certo i soldi: «Spero che capisca di lasciarmi stare».
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