I campioni Razzoli e Azzolini testimonial del Codice etico sportivo
CASALGRANDE. Si è chiusa con la firma da parte dei rappresentanti delle società sportive presenti al Pala De Andrè di Casalgrande, la serata di presentazione e consegna del Codice etico realizzato...
CASALGRANDE. Si è chiusa con la firma da parte dei rappresentanti delle società sportive presenti al Pala De Andrè di Casalgrande, la serata di presentazione e consegna del Codice etico realizzato dall’assessorato allo Sport di Casalgrande, condotto da Marco Cassinadri assieme a Francesco Zappettini, psicologo dello sport e psicoterapeuta e che ha visto coinvolti circa 500 studenti dell’Istituto comprensivo del comune ceramico.
Testimonial dell’evento, Andrea Abodi, presidente della Lega calcio di serie B; il campione olimpico di Vancouver 2010, lo slalomista di Villa Minozzo Giuliano Razzoli; l’arciere paralimpico Fabio Azzolini; Morena Colli, agente di giovani calciatori e Celso Menozzi, del Coni.
A loro è toccato firmare, assieme ai dirigenti delle società sportive casalgrandesi, la ratifica di questo importante documento che impegna le società sportive a creare una nuova mentalità nello sport con il Comune di Casalgrande chiamato a sovraintendere tutto quanto il percorso del giovane atleta.
In particolare, l’intervento dello sciatore Giuliano Razzoli – che nel 2010 ha ricevuto il Trofeo Cio dal titolo “Sport, fonte di ispirazione per i giovani” – è stato molto applaudito.
«Credo che molta cultura sportiva che manca sia figlia della crisi delle famiglie – ha detto l’olimpionico di slalom, che quest’anno a Sochi non è riuscito a ripetere l’impresa compiuta quattro anni fa in Canada – I miei genitori mi hanno dato prima le regole della vita e poi mi hanno lasciato fare sport. Troppo spesso gli insegnamenti vengono raccolti da personaggi dello sport che non sono propriamente personaggi positivi».
Razzoli, che ha ricevuto come omaggio un libro su Casalgrande quale riconoscimento per il contributo che da all’attività del comune ceramico anche con Aut Aut, l’associazione di famiglie con portatori di autismo, ha poi raccontato il famoso aneddoto sullo sci.
«Credo che gli insegnanti delle scuole dovrebbero essere più tolleranti e comprensivi verso chi pratica sport – riferendosi all’abbandono degli adolescenti alla pratica sportiva causa l’aumentare degli impegni scolastici, che li costringono a scelte anche dolorose – e per contro l’allievo deve dimostrare di darci dentro, sia con lo studio sia nello sport. La mia punizione se andavo male a scuola? Mio padre mi mandava a sciare... Lo ringrazio ancora».
Alessandro Zelioli
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