Sarah Moon, la musa della scrittura visiva
Folla ai Chiostri di San Pietro per la visita guidata alla mostra “Alchimies” insieme all’artista e alla curatrice Serani
REGGIO. «Sono rimasta molto entusiasta della varietà ed eterogeneità della collezione dei Musei Civici». A dirlo è la grande fotografa Sarah Moon, che a Reggio ha portato due mostre, entrambe curate da Laura Serani: “Alchimies”, una grande esposizione personale esposta ai Chiostri di San Pietro, e “Journal de Voyage”, produzione esclusiva realizzata su invito del festival ed esposta a Palazzo San Francesco (ha inaugurato ieri in tarda serata con la nuova parte realizzata da Italo Rota).
Delle due produzioni, e in particolare della seconda, ha parlato ieri in Cavallerizza con Laura Serani e Giovanna Calvenzi. Ha raccontato del lavoro che ha fatto a Reggio per la seconda mostra che mette in luce il suo amore per la natura.«Sono venuta in città tempo fa per realizzare questo progetto, avevo poco tempo ma da subito sono rimasta colpita, in particolare mi hanno affascinato gli animali impagliati», ha detto. Inoltre, durante la conferenza, Sarah Moon non ha potuto non parlare del suo primo amore: la moda. Lei che ha lavorato per Chanel, Dior, riviste come Vogue, ha infatti nel corso del tempo cambiato un po' rotta dedicandosi di più ad altro. Ma è anche vero che il primo amore non si scorda mai. «La moda mi piace sempre – dice – adoro i vestiti, i tessuti. Lavoro sempre per il settore del fashion ma diciamo che, in questo momento, posso anche permettermi di spaziare rispetto a un tempo, di fare di più quello che voglio».
Nella mostra Alchimies sono ben visibili le caratteristiche della scrittura visiva di Sarah Moon, una scrittura unica e inconfondibile: l’esposizione, una piccola antologia di riferimento al lavoro di questa grande artista, è un viaggio tra i soggetti a lei più cari, dove nature morte, paesaggi, ritratti di animali e vegetali perdono la loro connotazione e offrono una nuova percezione della realtà. Fotografie in bianco e nero di piccolo formato che ricordano stampe antiche si alternano ad altre di grandi dimensioni e a colori, e i processi tecnici utilizzati, spesso limitati all’uso di polaroid, accentuano l’evanescenza delle immagini e partecipano al mistero che avvolge l’universo di Sarah Moon. Journal de Voyage è invece, come si diceva, una produzione realizzata in esclusiva per FE 014 che ha invitato la fotografa, da sempre affascinata dai musei di storia naturale e da quei Cabinet de Curiosités dove risuona l’eco di altri tempi e di misteri naturali, a lavorare sulle collezioni dei Musei Civici cittadini.
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