CCCP, folla alla reunion della band cult tra autografi e un po’ di nostalgia
Spazio Gerra gremito ieri alla presentazione della mostra delle foto di “Annarella benemerita soubrette”
REGGIO EMILIA
Dopo 24 anni, vale a dire da quando nel 1989 “morirono” – guarda caso, allora cadde il muro – gli Artisti del Popolo Marco Belpoliti, Massimo Zamboni, Annalisa Giudici, Giovanni Lindo Ferretti, ovvero i CCCP, si sono ritrovati soltanto ieri. Nel 1989 successe a Mosca, il nuovo incontro, si dà a Reggio naturalmente. E non su un palcoscenico o su un teatro con i variopinti costumi di scena ed il trucco impeccabile, ma dietro ad un tavolo da conferenza, in semplici abiti neri. Davanti, il loro folto popolo di ammiratori che allora inneggiavano, adesso salutano calorosamente, versando qualche lacrima. Questa è la vera ed inossidabile fedeltà alla linea, poiché allora si aveva la sensazione che i nostri stessero segnando il passo della storia, adesso la storia è scritta, commentata anche corredata da splendide foto che formano un museo. Così è della mostra allestita allo Spazio Gerra e dedicata alla soubrette-musa del gruppo: “Annarella Benemerita Soubrette”.
Le immagini, che riempiono lo spazio all’interno del quale c’è anche un video, paiono visioni quasi astratte delle mirabolanti esibizioni. Esse sono convolate in un corposo libro, edito da Quodlibet, che i fedeli alla linea devono possedere. E’ già una garanzia osservare la copertina dove lei, sguardo fiero, agita la bandiera dell’Urss come la Marianne della Rivoluzione Francese nel quadro di Delacroix., qui però in versione Dada. La cura della veste grafica, corrisponde a considerazioni-confessioni sincere sulla loro epopea. La breve riflessione di Marco Belpoliti, curatore del libro insieme a Rossana Tagliati titolata “sono come tu mi vuoi” ed introdotta da un “nulla dura sempre” corrisponde all’atteggiamento con cui il gruppo si è presentato con frasi del tipo «Non voglio dire altre cose, mi basta esserci«. Non senza impaccio, non senza un filo di malinconia. Questo era il tono sfumato, tanto che Belpoliti si lascia scappare, riferendosi all’incontro, un «segnano il non senso del momento. Tutti hanno pronunciato frasi spezzate e c’è chi ha gettato vecchie cartoline». In ogni caso ci sono le immagini della mostra che parlano da sole; alcune bellissime come gli scatti “esotici” di Ghirri. Il pubblico che alla fine li saluta vuole anche altre immagini: le proprie. E cioè ritrarsi con Lindo Ferretti o con Zamboni o con Annarella e poi portarle a casa e lanciarle sui social. Anche questi scatti, numerosissimi, li rendono più che mai che mai vere e proprie icone del nostro tempo.
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