Rosta Nuova, i cittadini si sentono più soli
Reggio Emilia: «Siamo rimasti tre gatti e non c’è la vivacità di un tempo». In tanti chiedono la ristrutturazione di piazza e marciapiedi
REGGIO EMILIA. Ciò che più spaventa i residenti della Rosta è che il loro quartiere, a poco a poco, venga abbandonato a se stesso. E questa paura non è motivata solo dal porfido rovinato di piazza Neruda, ma dal confronto tra la vitalità della vecchia Rosta e il silenzio di quella attuale.
«Nel quartiere non c’è più quel movimento di negozi che c’era una volta – spiega Stefano Verona, del forno Sonia – e con un commercio così limitato non c’è più motivo per venire alla Rosta. Siamo rimasti in tre gatti: noi, la parrucchiera, l’edicola, il bar, la pizzeria. Alla nuova amministrazione chiedo di vivacizzare un po’ il quartiere, di non lasciarlo in balia del niente e di creare più motivi per uscire di casa e trovarsi tutti insieme. Se non si fa nulla la gente rimane in casa e il quartiere muore».
Gli fa eco Alessandro Servidio, della pizzeria da Ale, che al nuovo sindaco chiede di pensare soprattutto ai giovani: «Alla Rosta dopo le dieci di sera non c’è più nessuno in giro. Bisognerebbe fare qualcosa per vivacizzare il quartiere, per attirare di più i ragazzi. Quest’estate cercherò di organizzare serate particolari, per esempio karaoke, per dare un luogo di ritrovo ai giovani. Vedremo come andrà».
Anche Teresa Spadea parla delle iniziative spontanee nate per riportare il quartiere alla vitalità di una volta: «Per cercare di vivacizzare la Rosta abbiamo fondato un’associazione di cittadini e ora organizziamo tante attività, soprattutto rivolte ai bambini. Ma – aggiunge – facciamo fatica perché le aree verdi sono poco curate, l’erba è sempre alta, i giochi sono vecchi e i bimbi non vanno a giocarci. E alcune volte i contenitori dei rifiuti sono troppo pieni e la spazzatura straripa. Alla nuova amministrazione chiedo di fare più attività per i ragazzi, di qualsiasi età».
Ma c’è anche chi non condivide queste richieste. «Abito alla Rosta da più di 60 anni e il quartiere, nel tempo, è cambiato parecchio, ma non è un dormitorio – dice Eolo Boiardi – anzi. Il quartiere è dotato di tutti i servizi e ci si vive molto bene. Abbiamo la biblioteca, il circolo Risorgimento, aree verdi: non ci manca niente. Peccato solo che sia venuto a mancare il volontariato nel circolo, che invece è presente e molto attivo nel circolo dell’Orologio».
La pensano allo stesso modo Emilio Russo, secondo il quale la Rosta è un quartiere tranquillo, «dove tutti si lamentano ma in realtà si sta bene», e Gianfranco Masselli: «In questo quartiere si vive bene, ci sono le aree verdi e d è sempre tutto pulito e in ordine. L’unica cosa è che ci sono molti extracomunitari, ma questo è così in tutta Reggio, non solo alla Rosta. I giovani si integrano alla svelta e non creano problemi, i più vecchi invece fanno fatica: anche solo fargli fare la raccolta differenziata è un’impresa. Bisogna educarli».
Un altro problema molto sentito dagli abitanti del quartiere riguarda invece la manutenzione di strade e marciapiedi.
«Ogni volta che si viene in piazza Neruda bisogna stare attenti a dove si mettono i piedi e anche le ruote della bicicletta – dice Teresa Spadea – perché è pieno di buche. Tanti anziani sono già caduti, prima o poi qualcuno si farà male davvero. Il Comune dovrebbe fare più manutenzione».
Dello stesso parere Alessandro Servidio, che afferma: «I marciapiedi sono tutti sconnessi e in alcuni punti sono addirittura impraticabili, soprattutto per gli anziani e per i disabili», e l’edicolante Antonella Medici: «Ci vorrebbe una ristrutturazione della piazza e dei marciapiedi – dice – perché le radici delle piante sollevano il porfido formando pericolosi avvallamenti. Gli anziani fanno fatica a passare, in molti cadono».
Ma la riqualificazione della Rosta, ancora una volta, non può essere limitata al rifacimento della pavimentazione della piazza: «Quando ero bambino io – racconta Vincenzo Romano – il quartiere era molto vissuto e c’era sempre gente in giro. Noi sapevamo che da una parte c’era il ritrovo dei nonni, dall’altra quello dei papà e così chi voleva fare delle marachelle o andava da un’altra parte o non le faceva. Adesso, invece, il circolo Risorgimento è pieno di ragazzini che si comportano come se quella fosse una zona franca. La polizia di quartiere serve a poco, basterebbe tornare alla vivacità del quartiere di una volta.
Guardando la Rosta – aggiunge Vincenzo Romano – si ha la conferma che non si sta più dando importanza alle tre cose fondamentali per vivere bene: a partire dalla cultura per proseguire con la sociologia e senza dimenticare lo sport. Quando io ero un ragazzo avevamo un parco giochi fantastico, dietro piazza Neruda, con pincopanco, altalena, girotondi, avevamo due campi da calcio e i canestri in parrocchia. Adesso quel parco giochi – continua – è lasciato andare, la parrocchia ha sempre il cancello chiuso, il campo da calcio è distrutto e non ci sono nemmeno più i canestri.
"Anche la biblioteca, che fino a qualche anno fa organizzava incontri ed era sempre piena di gente, adesso è poco frequentata. Nel quartiere non c’è mai nessuno in giro, non c’è più niente che possa attirare la gente. E non credo che questa situazione dipenda solamente dalla scarsità delle risorse comunali che sicuramente non sono più quelle di una volta. Diciamo che adesso i soldi che ci sono vengono usati per altre cose. Un esempio d’attualità? Fotografia Europea».
(5 - continua)
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