Gazzetta di Reggio

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Botte alla madre perchè fumava in casa

Botte alla madre perchè fumava in casa

Tempesta di sberle la 73enne, per impedirle di urlare le chiude la bocca con uno strofinaccio

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REGGIO EMILIA

Una lite scoppiata per motivi da poco. Come l’odore di sigaretta nella stanza da letto. Bisticci frutto di una convivenza, forse, diventata difficile, troppo. Ma che caricano le parole e fanno alzare le mani. Fino a che la figlia prende a schiaffi l’anziana madre. Una, due, tre volte. E quando la donna chiede aiuto, questa di risposta le infila uno strofinaccio in bocca. Per farla stare zitta.

Scene di assurda violenza domestica. Di rapporti logori. Di amore filiale che degenera in rabbia. E di botte ingiustificabili.

E’ la storia che la polizia ha registrato nella notte tra domenica e ieri. E sulla quale, ora, sta cercando di fare piena luce. Per capire se si tratti di un episodio isolato o se invece quell’inferno domestico è realtà già da molto tempo.

Sono le 23, circa, di domenica quando al 118 arriva una telefonata. Dall’altra parte della cornetta non si qualificano. Ma lanciano una precisa richiesta di aiuto: chiedono l’intervento del personale sanitario perché c’è una donna che sta picchiando un’anziana.

Quando l’ambulanza arriva all’indirizzo indicato, le violenze sono ormai finite. Ma c’è un’anziana con segni al volto. Che dichiara di essere stata picchiata dalla figlia.

La donna, 73 anni, viene portata al pronto soccorso del Santa Maria Nuova. Dopo le cure del caso viene dimessa con una prognosi di 7 giorni.

Ma contestualmente partono gli accertamenti della polizia.

Sono gli agenti delle Volanti a chiederle cosa è successo. La donna racconta di essere ospitata, da qualche tempo, con il marito a casa della loro figlia, che vive con il compagno.

Domenica sera, però, ci sarebbe stato l’ennesimo litigio. Dove, però, la figlia avrebbe alzato le mani nei confronti della donna. L’anziana ha dichiarato che non sarebbe stata la prima volta che ciò accadeva. Per ora andrà in una comunità.

Ora, toccherà agli uomini della Squadra mobile ricostruire le dinamiche all’interno dell’abitazione. E capire anche attraverso le testimonianze degli altri componenti della famiglia che vivono sotto lo stesso tetto, se episodi di violenza e percosse non sono nuovi. In quel caso, la figlia rischia una denuncia per maltrattamenti. La polizia è la prima volta che viene chiamata in quella casa per un grave episodio come quello accaduto. Ma molto spesso le violenze restano confinate dietro le mura domestiche. Dove diventa difficile anche chiedere aiuto. (el.pe)

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