«Chiusura dell’Opg? Difficile nel 2015»
Il garante regionale dei detenuti in visita a Reggio punta il dito sui ritardi delle altre regioni
«I numeri stanno progressivamente diminuendo. Ma la chiusura dell’Opg per la metà del 2015 mi sembra difficile. La Regione Emilia Romagna sta facendo la sua parte, ma sono le altre regioni a essere in ritardo».
Il garante regionale per i detenuti, l’avvocatessa Desi Bruno, commenta così la visita realizzata ieri nell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di via Settembrini. Accompagna da una sua delegazione e dal direttore degli istituti penitenziari Paolo Madonna, ha visitato solo l’Opg dove un internato aveva chiesto di vederla. E assicura che tornerà presto a visitare anche il resto del penitenziario.
«A oggi – spiega il garante – ci hanno detto che gli internati sono 203. Di questi, 40 sono dell’Emilia Romagna. Ci hanno spiegato, che ci sono 27 minorati psichici, 147 in stato di sospensione della pena per sopraggiunta infermità, 32 in esecuzione della pena, 32 seminfermi, cinque in osservazione». «E forse è questo l’aspetto anomalo – fa notare Bruni – perchè in realtà a Piacenza è stato aperto un reparto di osservazione. Dovrebbero dunque andare là, per un periodo non superiore a 30 giorni, e invece evidentemente passano ancora per l’Opg di Reggio».
La riflessione, inevitabilmente, finisce sulla tempistica che anche l’Emilia Romagna si è data per arrivare alla chiusura dell’Opg e al trasferimento di questi internati nelle cosiddette Rem (Residenze per l'esecuzione misure di sicurezza). Un avvicendamento più volte prorogato con il decreto per il superamento degli Opg e che riaffida gli internati ciascuno alla propria regione. Per la prossima data, fissata per la metà del 2015, l’assessore regionale alla Sanità Carlo Lusenti ha detto che l’Emilia Romagna sarà pronta.
«C’è ancora tempo rispetto a quella data, ma mi sembra difficile che possa essere rispettata – commenta il garante – E non per colpa dell’Emilia Romagna che sarà pronta per i suoi circa 40 internati, ma per quello che accade nelle altre. In un anno regioni come la Sicilia difficilmente potranno recuperare un ritardo di almeno sette anni, dato che solo ora stanno facendo il passaggio della medicina penitenziaria al servizio sanitario pubblico. Io francamente ho qualche perplessità. Intanto, sta avvenendo la presa in carico da parte di alcune regioni dei proprio internati. E’ un passaggio cruciale per arrivare alla definitiva chiusura degli Opg per la detenzioni in luoghi sicuramente più belli, con migliore assistenza. Che certamente faranno la differenza». (el.pe)
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