Gazzetta di Reggio

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Ha la leucemia ma gli tolgono il sussidio

Domenico Amidati
Ha la leucemia ma gli tolgono il sussidio

Vezzano, l’appello di un 49enne malato dal 2006: l’Inps gli ha revocato l’accompagnamento e l’assegno di inabilità

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VEZZANO SUL CROSTOLO (REGGIO EMILIA)

E’ malato di leucemia, invalido al 100%, ma per l’Inps può lavorare, o meglio deve.

La dignità di un uomo ammalato colpito da un provvedimento assurdo, la sospensione dell’assegno di inabilità al lavoro, di 500 euro, che l’Inps da gennaio 2014 non gli corrisponde più, dopo avergli fatto – nel novembre del 2013 – una vista di controllo. Subito dopo la sospensione, l’invalido ha fatto ricorso ma dopo una seconda visita l’Inps ha confermato il provvedimento.

Questa è la dolorosa storia del 49enne Giuseppe Mulè che nel 2006 si ammala di leucemia, un caso dei più gravi gli dicono i medici. Dopo sei mesi viene sottosposto a trapianto nel reparto di Ematologia dell’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio, donatore è un suo fratello. Successivamente ha sviluppato Gvhd cronica (malattia del trapianto contro l’ospite cronica) che si estende anche ai polmoni, con conseguente limitazione della capacità di deambulazione, ed è stato sottoposto a una terapia a lungo termine.

Come se non bastasse, in seguito Mulè è stato sottoposto a un intervento di protesi all’anca sinistra e, nel 2009, ed è stato curato per una meningite non purulenta. Nel 2010 lo affligge una vertebroplastica in zona lombare. Altre patologie che non elenchiamo, ne limitano la mobilità articolare.

Con un certificato emesso il 23 gennaio scorso dal reparto di Ematolgia dell’ospedale di Reggio, Mulè ha presentato ricorso al provvedimento dell’Inps, ma la sua istanza è stata respinta.

Il 49enne, che ci riceve nella sua abitazione, è indignato e addolorato per questo trattamento che lo offende nella sua dignità di uomo e di ammalato. E’ commosso e piange mentre racconta la sua via Crucis di ammalato e di cittadino.

«Sto quasi più male per questa revoca vergognosa che per la malattia. I medici dell’Ematologia, ma non solo, sono eccezionali e bravissimi: si sono adoperati in tutti i modi, con interventi, trapianti, chemioterapia per farmi guarire e lo Stato ci fa morire di fame. Se non ci fosse mia moglie, che lavora in un bar, come faremmo a vivere con 9 euro al giorno di pensione di invalidità? Ho due due figli che studiano. Sarebbe stato meglio, per quanto mi riguarda, che mi avessero fatto morire», e scoppia a piangere.

La moglie, che lo ascolta commossa, interviene: «Non dire queste cose».

«Sono invalido al 100% – riattacca Mulè – due anni fa mi hanno revocato l’accompagnamento, di 200 euro al mese. “Sa, lei ora cammina” mi hanno detto all’Inps. Mi sono detto, speriamo di migliorare ancora, e ho accettato il provvedimento... Ma ora è arrivata anche questa tegola, un’offesa alla mia persona e alla mia dignità. Siamo dei numeri, si trincerano dietro leggi e procedure, ma non sanno che dietro ci sono persone, in questo caso degli ammalati che purtroppo possono anche continuare a vivere (io sono imbottito di medicine) ma non guariranno mai».

«Se provassero a visitare un reparto di Ematologia – continua – capirebbero tante cose.Durante il mio calvario, hanno perso la vita il 50% dei miei amici malati come me. Poi, altro aspetto drammatico: quando uno si ammala di leucemia, con lui si ammala tutta la famiglia».

La moglie non vorrebbe che il marito dicesse certe cose, ma lui è determinato e aggiunge: «Se mi capita qualcosa – dice, riferendosi a gesti estremi – i responsabili saranno quelli dell’Inps e lo Stato, che permette queste ingiustizie. Siamo malati, con un equilibrio psicologico molto fragile e queste mazzate ci abbattono,quando avremmo solo bisogno di tranquillità».

E i singhiozzi continuano, così come la sua forte preoccupazione per il futuro.

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