Altre minacce al cantiere per il Park Vittoria: c'è un esposto
L'atto presentato dalla società costruttrice, sempre più preoccupata chiede sicurezza per chi sarà impegnato nei lavori
REGGIO EMILIA
Non c’è pace per il cantiere del parcheggio sotterraneo di piazza della Vittoria. Dopo l’allarme bomba del 18 febbraio scorso determinato da un comunque inquietante fumogeno da mortaio risultato poi scarico ed arrugginito, sono giunte altre minacce a chi sta portando avanti i discussi lavori e, temendo un’escalation, la società “Reggio Emilia Parcheggi spa” (titolare del project financing nonché affidataria della costruzione interrata e della gestione dei posti-auto per 27 anni) ha presentato un esposto in procura.
Nell’atto depositato – senza dimenticare la gravità dell’ordigno trovato nel cantiere che può venir interpretato come un avvertimento sul rischio dell’uso della forza – sarebbero descritte ulteriori intimidazioni (rivolte anche con toni forti) subite dalla società costruttrice, da qui la richiesta che si indaghi approfonditamente pure su questi nuovi “segnali” di tensione, perché si starebbe delineando un quadro sempre più pericoloso. Preoccupazioni che “Reggio Emilia Parcheggi” ha girato agli investigatori, in quanto c’è da garantire la sicurezza ai non pochi lavoratori che graviteranno attorno al cantiere (salvo imprevisti, i lavori dovrebbero durare una ventina di mesi).
L’esposto sarebbe finito sul tavolo del sostituto procuratore Valentina Salvi che dal cupo ritrovamento dell’ordigno militare ha aperto un’inchiesta contro ignoti per procurato allarme e sta coordinando le indagini dei carabinieri del reparto operativo provinciale dei carabinieri (guidato dal tenente colonnello Alessandro Dimichino). Da quanto “trapela” due le piste maturate. In primis il presunto coinvolgimento di frange legate al mondo antagonista (centri sociali, gruppi estremisti politicizzati, la variegata galassia anarchica) che considerano l’opera in costruzione in piazza della Vittoria inutile e devastante sul piano ambientale. Ma gli inquirenti terrebbero in considerazione anche il versante affaristico legato a quest’intervento da 13 milioni di euro e che potrebbe aver innescato “appetiti” decisi a tutto pur di mettere in ginocchio la società aggiudicataria dell’opera. Insomma si oscilla fra la mobilitazione estremista e la lotta di potere. Ovviamente niente a che vedere con la civile battaglia portata avanti dal Comitato no Park.
Tornando alle indagini, anche i carabinieri del Ris di Parma sono stati coinvolti per cercare impronte o tracce biologiche sia sul residuo bellico, sia sul sacchetto celeste che l’avvolgeva.
Allarme bomba, quindi, per un residuo bellico che avrebbe emesso al massimo molto fumo e che avrebbe potuto contenere una carica di esplosivo limitata, dal momento che si tratta di un modello in uso fino a qualche anno fa solo per le esercitazioni militari.
Il fumogeno da mortaio era completamente scarico, in parte arrugginito, probabilmente da tempo all'interno del sacchetto in cui è stata ritrovato. Un particolare emerso sulla base del fatto che il sacchetto in questione mostrava il "segno" della sagoma dell'ordigno, testimoniandone una custodia di lunga durata nel tempo. L'ordigno risalirebbe ad un periodo compreso negli ultimi trent'anni.
E i carabinieri proseguono negli accertamenti per individuarne la provenienza: manufatti di questo tipo sono reperibili negli scavi, molto frequenti lungo la linea Gotica, o si possono trovare nelle dismissioni di materiali militari.
Sarebbe poi valso a nulla l’esame dei filmati – nell’arco di tempo che va dalla chiusura del cantiere la sera del 17 febbraio, sino al ritrovamento della finta bomba alle 9.30 del 18 febbraio – per intercetterare l’arrivo di chi ha poi deposto quell’inquietante sacchetto celeste. Purtroppo la telecamera di videosorveglianza più prossima al punto del ritrovamento dell’ordigno ha un orientamento rivelatosi non utile alle indagini.
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