Gazzetta di Reggio

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«Salviamo l’ultimo rifugio anti-aereo»

«Salviamo l’ultimo rifugio anti-aereo»

L’appello arriva dall’esperto Amos Conti: «E’ l’unico rimasto in città, merita almeno una targhetta didascalica»

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Una strana cupolina di cemento affiora in via Galliano dal terreno che fiancheggia il binario morto della stazione di Santo Stefano. E' un oggetto misterioso che soltanto gli anziani sono in grado di riconoscere come un cimelio di uno dei periodi più tragici della nostra storia. Lo segnala Amos Conti, che è, a Reggio, il massimo esperto di questi manufatti: «Era - riferisce - un rifugio antiaereo mono-uomo (einmannbunker), destinato a proteggere militari od altre persone di sorveglianza da punto fisso durante un'incursione aerea». Conti ne parla con competenza, avendo scritto su questo argomento, insieme a Massimo Storchi e Michele Becchi, il libro "Ventiduemila bombe su Reggio", pubblicato da Diabasis nel 2009. A suo parere è, forse, l'unico mini-rifugio sopravvissuto nella nostra città. La sua identità è dimostrata dalla foto, riprodotta dal giornale “Il solco fascista”, che ne mostra uno simile utilizzato allora dai vigili urbani. «Può darsi - ne deduce Conti - che sia proprio quello di via Galliano, il cui interno ora è interrato. Scavando si potrebbe trovare ancora il coperchio». In ogni caso, a suo parere, sarebbe il caso di restituirlo alla memoria della città: «Perché - spiega - non recuperarlo un tantino, magari liberandolo un po' intorno, apponendovi una targhetta didascalica? E perché non fare una segnatura degli edifici maggiormente colpiti dai bombardamenti? Altre città l'hanno fatto e non mi sembra un'idea peregrina». Il principale esempio in tal senso è quello di Bologna. A Reggio, invece, è sparita perfino la lapide murata sulla stazione ferroviaria negli anni Cinquanta a ricordo delle vittime dei raid aerei. Non occorrerebbero grandi risorse per correre ai ripari. Proprio questa settimana, al termine della sua assemblea ordinaria, Istoreco ha proposto ai candidati sindaco la creazione di un museo diffuso del Novecento, composto di targhe e pannelli didascalici nei luoghi in cui avvennero i principali eventi del secolo breve, oltre che di materiale informatico e multimediale. «Vi troverebbe posto - chiarisce Massimo Storchi, direttore del Polo archivistico - anche la memoria dei bombardamenti. Più volte abbiamo illustrato il progetto all'attuale amministrazione, senza ricevere risposta. Speriamo nella nuova Giunta». Un altro rifugio, più grande, è stato recentemente demolito accanto al deposito ferroviario di via Talami. Un terzo sopravvive alle ex-Reggiane. In via dell'Erba, invece, rimane la scritta R che ne segnalava la presenza.

A questo punto potrebbe essere davvero questo manufatto una delle prime opere da esporre ( e quindi da proteggere e magari valorizzare) di quel museo “diffuso” della Resistenza di cui si è parlato alla recente assemblea di Istoreco e sul quale tutti i candidati si sono detti d’accordo.

Luciano Salsi

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