Gazzetta di Reggio

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Protesta dei centri sociali, invasa la sede Unieco

di Evaristo Sparvieri
Protesta dei centri sociali, invasa la sede Unieco

Sono arrivati in ottanta. Da Roma, da Bologna, da Parma, da Pisa. E insieme agli attivisti di Aq 16 hanno fatto irruzione nella sede di Unieco di via Ruini contro lo sgombero romano dell'edificio che occupa lo spazio Scup

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Sono arrivati in ottanta. Da Roma, da Bologna, da Parma, da Pisa. E insieme agli attivisti di Aq 16 hanno fatto irruzione nella sede di Unieco di via Ruini, chiedendo di poter parlare con la dirigenza. È un vero e proprio blitz quello organizzato ieri pomeriggio, intorno alle 15, dai collettivi di Scup Roma, Sans Papier Roma, Municipio dei Beni Comuni di Pisa, Labas di Bologna e Art Lab di Parma, che insieme ai reggiani di Aq 16 si sono recati negli uffici del colosso cooperativo edile reggiano nel tentativo di evitare lo sfratto da uno maxi-stabile occupato a Roma, in via Nola, zona San Giovanni in Laterano, sede del collettivo Scup, che gli attivisti dei centri sociali considerano di proprietà Unieco sebbene formalmente risulti appartenere F&F immobiliare, società che nei mesi scorsi ha avviato un ricorso al tribunale ottenendo lo sgombero. Proprio oggi è prevista a Roma una nuova ingiunzione dell’ufficiale giudiziario. Ed è per questo motivo che ieri mattina, intorno alle 6.30, un pullman di attivisti è partito alla volta di Reggio, con l’intenzione di parlare con i vertici Unieco, alla cui galassia ritengono appartenga anche la F&F.

“Unieccoci”, “Voi alzate i muri, noi ariamo gli spazi”, “Scup esiste e resiste”. Slogan e cartelloni alla mano, gli attivisti hanno invaso pacificamente ma in maniera determinata l’atrio della sede Unieco, pronti a difendere quello che considerano uno spazio sociale abbandonato e ora restituito alla collettività, occupato nel maggio 2012 con palestre, biblioteche e laboratori: si tratta di uno stabile di circa 2.500 metri quadrati, in passato di proprietà del ministero dei Trasporti come sede di una motorizzazione civile, poi confluito nel Fondo Immobili pubblici prima della vendita ai privati che risultano a tutt’oggi legalmente i proprietari, avvenuta nel 2010. Un passaggio che non convince del tutto gli attivisti che, nel tentativo di salvare il loro centro sociale dallo sgombero, nei mesi scorsi sostengono di essere entrati in contatto con un sedicente collaboratore esterno di Unieco e con un altro sedicente rappresentante romano del mondo della cooperazione, che avrebbero indotto loro a credere che F&F e la stessa Unieco siano in qualche modo collegate. Ipotesi smentita in passato sia dalla coop e che dalla società immobiliare, e ribadita anche ieri da Stefano Elisetti, responsabile risorse umane Unieco, che ha incontrato ieri gli attivisti e si è intrattenuto con loro per circa un paio di ore. «Abbiamo intenzione di vederci chiaro anche noi – spiega Elisetti – una delle due persone di cui ci hanno parlato gli attivisti ha avuto per noi per un periodo limitato un incarico di scouting commerciale, ma non aveva un mandato a presentarsi come Unieco». Quanto allo stabile, «noi non c’entriamo proprio nulla con quell’edificio e non conosciamo la società proprietaria. Non riusciamo a capire come sia avvenuto il nostro coinvolgimento», aggiunge Elisetti, ipotizzando anche il millantato credito. A confermare le sue parole, anche il presidente Unieco, Mauro Casoli, che ieri è stato messo in contatto telefonicamente con gli attivisti, mentre si trovava proprio a Roma per impegni di lavoro. «Ho già cercato in passato un contatto con gli attivisti dello Scup, attraverso le istituzioni romane, per spiegare loro la situazione, ma non ci siamo mai riusciti: noi non ci entriamo nulla con quell’edificio. E ribadisco la nostra totale estraneità». E, per fare ulteriore chiarezza, giovedì prossimo a Roma lo stesso Casoli ha organizzato un incontro con una delegazione di Scup al quale dovrebbe partecipare anche l’informartore commerciale dal quale gli attivisti dicono di essere stati contattati per conto della coop reggiana e con il quale aggiungono di avere avuto anche un incontro in via Principe Amedeo a Roma, sede romana della Unieco.

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