Scup, il mistero dell’edificio da sgomberare
Per gli attivisti dei centri sociali la proprietà è riconducibile ad Unieco. Ma dalla coop negano
«Siamo qui per due motivi. Il primo è che la difesa degli spazi sociali ci sembra una cosa giusta e quindi siamo al fianco di Scup in questa battaglia. Il secondo è per protestare sulla funzione che hanno assunto le cooperative, che sono diventati mostri speculativi. Noi siamo contro le privatizzazione degli spazi sociali». Così da Aq16 esprimono solidarietà nei confronti degli attivisti del centro sociale Scup di Roma, sotto sfratto, che ieri ha inscenato una trasferta qui a Roma per cercare un incontro con i vertici Uniero, secondo gli attivisti i veri proprietari dello stabile. Un guazzabuglio al quale si cercherà di far chiarezza già nell’incontro di giovedì, dove da Unieco ribadiranno la propria totale estraneità rispetto alla proprietà dello stabile, non escludendo un coinvolgimento della coop reggiana nella vicenda innescato anche da semplici questioni di omonimia tra l’informatore economico esterno di cui Unieco si sarebbe servita per un periodo per la ricerca di offerte commerciali e uno dei soci dell’attuale proprietà dell’immobile, che avrebbero lo stesso cognome. Dai centri sociali sono sicuri che il coinvolgimento di Unieco sia dimostrabile. Ed è per questo che sono partiti per Reggio. «Di recente si è scoperto che la F&F immobiliare è effettivamente una società veicolo impiegata dalla reale proprietà per nascondere la propria titolarità. La proprietaria dell'immobile in realtà è la Unieco», affermano in un documento scritto da Scup, aggiungendo che «dalla visura, la F&F immobiliare è una società inattiva, i cui proprietari sono di anni 80 e 73, che hanno conferito un capitale sociale di cinquemila euro a testa». L’immobile, sempre secondo gli attivisti, sarebbe stato pagato con assegni circolari per 4,7 milioni di euro. Dall’immobiliare proprietaria dell’edificio e dalla stessa Unieco hanno sempre negato fermamente qualunque rapporto tra le due società. Ed hanno escluso categoricamente incontri e contatti a Roma tra attivisti e personale Unieco, non escludendo il millantato credito. Già nei mesi scorsi, negli ambienti romani gli attivisti di Scup avevano messo in scena manifestazioni di protesta per evitare lo sgombero. «Una volta a gennaio e una volta ad aprile», racconta una di loro, ricordando di aver cercato a loro volta di coinvolgere il municipio e il Campidoglio a sostegno della loro causa. Quanto all’edificio, in passato era stato sgomberato e nuovamente rioccupato. (e.spa.)
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