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«Io e Soncini eravamo Peppone e don Camillo»

«Io e Soncini eravamo Peppone e don Camillo»

Il vescovo vicario per la diocesi di Roma, monsignor Matteo Zuppi in visita a una scuola di Gavasseto ha ricordato l’amicizia con l’ex assessore

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Da Nelson Mandela, all'ex assessore Giuseppe Soncini, dagli accordi di pace in Mozambico a quelli in Burundi, fino al vicariato più importante della cristianità, quello di Roma. Gli occhi di monsignor Matteo Zuppi, vescovo vicario di Roma e uno dei fondatori della Comunità di Sant'Egidio, hanno visto tanta parte del mondo, dai deserti africani allo splendore del Vaticano. A Reggio per le manifestazioni relative al ventennale dell'insediamento di Nelson Mandela, il vicario del Papa per la diocesi di Roma, dopo aver discusso del ruolo della società e delle comunità nei percorsi di pace e riconciliazione in città mercoledì, giovedì mattina ha trascorso circa tre ore nella scuola elementare IV Novembre di Gavasseto, che da 12 anni intrattiene un rapporto di amicizia e scambio con una scuola di pari grado a Pemba, in Mozambico, città gemellata con Reggio. «Sono arrivato in Mozambico per la prima volta nel 1984, attraverso la Comunità di Sant'Egidio e i contatti con Reggio sono cominciati subito ed è stato Giuseppe Soncini a cercarci».

Tra i quattro firmatari degli accordi di pace di Roma del 4 ottobre 1992, che hanno sancito la pacificazione dello Stato africano, Monsignor Zuppi ha trascorso gran parte della sua attività missionaria nello stato dell'Africa sud orientale, con il quale Reggio ha un lungo rapporto di amicizia fin dal 1975, quando il sindaco Renzo Bonazzi, tramite le relazioni dell'allora assessore Soncini, aveva aperto la via della solidarietà e del sostegno al governo del Fronte di liberazione di matrice comunista del Frelimo, guidato da Samora Machel.ù

«“Io faccio Peppone, ma ho bisogno di Don Camillo!” soleva dire scherzando Soncini. In effetti, avevamo capito da subito che i contatti intessuti da Reggio potevano rivelarsi molto importanti anche per noi. All'inizio non è stato facile per la Comunità riuscire a trovare delle basi da cui operare: la Chiesa era vista da molti ancora come emanazione del colonialismo portoghese e molti sacerdoti avevano lasciato il paese in seguito alle politiche che erano state perseguite all'indomani dell'indipendenza. Ora per fortuna la situazione è molto diversa e in Mozambico operano oltre 6mila membri della nostra Comunità».

Sebbene le basi ideologiche fossero profondamente differenti, fu dunque la collaborazione tra le "due chiese", quella "rossa" reggiana e quella "bianca" della Comunità a porre le basi all'intervento di soccorso e pacificazione. D'altronde non fu un caso se alla festa per la firma dell'indipendenza fossero presenti solo quattro italiani, tutti reggiani: il sindaco Bonazzi, l'assessore Soncini, Olga Fornaciari e Lucio Consolini.

Con gli anni il rapporto tra Reggio e il Paese africano si interruppe, mentre l'intervento dei volontari della Comunità si rafforzò, tanto che ogni ricevimento e visita ufficiale in Italia da parte dei leader mozambicani venne realizzata dalla Comunità. Poi monsignor Zuppi ha cercato di trasmettere ai bimbi della scuola di Gavasseto la grandezza della figura di Mandela, «un uomo dalla grande personalità».

I fili del rapporto tra Reggio e Pemba, negli ultimi anni si sono intanto riannodati e tramite Reggio nel mondo, sono diverse le iniziative che la città realizza e indirizza grazie ai fondi del progetto europeo "Educa". Per quanto riguarda gli alunni di Gavasseto, una volta all'anno la loro raccolta di fondi permette di inviare materiale didattico e alla scuola gemella Unidade di Pemba e quest'anno le loro lettere ai compagni di banco africani avranno un corriere speciale: il vescovo vicario di Roma.

Daniele Valisena

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