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Mauriziano, il monumento dimenticato

Mauriziano, il monumento dimenticato

La custode denuncia: «Ritratti, affreschi e tracce del Poeta, sono da decenni a restaurare, qui non c’è più niente»

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REGGIO EMILIA

È "il natìo nido" di Ariosto, la casa in cui il giovane Ludovico aveva trascorso giornate indimenticabili prima di trasferirsi alla corte di Ferrara. È "il luogo ameno" nel quale il poeta avrebbe sempre voluto fare ritorno. Eppure, oggi, questo monumento inestimabile è stato dimenticato. E abbandonato. E spogliato. A denunciarlo è Luisa Laghi, la custode del Mauriziano. «Anche se nessuno sembra rendersene conto - afferma - questa villa è un importante monumento di Reggio e dovrebbe essere conservata meglio. Non dico che cada a pezzi, ma ha assoluto bisogno di essere restaurata». I grandi e pregevoli affreschi attribuiti a Nicolò dell'Abate, che un tempo ornavano le pareti della sala d'ingresso al primo piano, sono ora crepati e cadenti. In alcuni punti la pittura è scrostata, in altri addirittura assente. «Sono venuti a prenderlo negli anni Settanta per restaurarlo - spiega la custode indicando il grande tassello mancante nell'affresco di destra - ma da allora non si è più visto». E quel pezzo di affresco non è la sola cosa che ha varcato le porte del Mauriziano per non farvi più ritorno. Dal piano superiore, infatti, sono scomparsi due ritratti e un prezioso camino.

I RITRATTI E IL CAMINO. «Nelle stanze dell'Ariosto - spiega Luisa Laghi - fino a qualche settimana fa era esposto il ritratto del poeta. Poi quelli dei musei civici sono venuti a prenderlo, l'hanno portato via un pomeriggio, quando io non c'ero, senza comunicare niente a nessuno. Il mattino successivo sono venuta a lavorare e il ritratto non c'era più: ho pensato che fosse stato rubato. Purtroppo non è la prima volta che prendono qualcosa dal Mauriziano per portarlo ai musei civici - continua - avevano già fatto lo stesso con il ritratto di Daria Malaguzzi, la madre di Ludovico Ariosto. Sempre negli anni Settanta, poi, anche lo splendido camino che si trovava nella stanzetta soprannominata "Degli Orazi e dei Curiazi" è stato portato via, a quanto si dice per un restauro, ma di quel camino non si è più saputo niente. E sono già trascorsi quarantaquattro anni. Se lo sarà intascato qualcuno - si lascia scappare, amareggiata, Luisa Laghi - magari qualche assessore, perché non credo sia possibile dimenticarsi un camino negli scantinati». LA REPLICA DEI MUSEI. «Se i due ritratti sono stati prelevati dal Mauriziano - ribatte Elisabetta Farioli, direttrice dei Musei civici - è esclusivamente per un motivo di sicurezza. Nella villa Malaguzzi, infatti, non ci sono sistemi di controllo adeguati e le due tele potevano essere rubate in qualsiasi momento. Del camino e dei pezzi di affresco non so nulla, quaranta anni fa non c'ero, ma posso dire che i ritratti dell'Ariosto e di Daria Malaguzzi non erano pezzi pregiati, tant'è che non sono nemmeno esposti nei musei, ma sono stati riposti nei depositi».

GLI ORARI. «Resta il fatto che il Mauriziano - prosegue la custode Laghi - non è assolutamente considerato, né tantomeno pubblicizzato: sembra non fare nemmeno parte di Reggio. Ogni tanto i locali della villa sono usati dagli studenti dell'istituto Chierici per qualche mostra autoorganizzata, ma generalmente l'edificio è deserto. Vorrei che il Comune capisse che il Mauriziano deve essere aperto al pomeriggio e alla sera, non al mattino quando la gente va a lavorare. Di pomeriggio, soprattutto al sabato e alla domenica, il parco della villa è pieno di mamme con bambini: se fosse aperto, tutte queste persone potrebbero visitare l'interno del Mauriziano, conoscerne la storia. Invece le porte della villa sono sempre chiuse, le poche opere a disposizione vengono portate via e il Comune non vuole nemmeno sistemare il parco: non fa la disinfestazione per le zanzare, non pota gli alberi. Se non fosse per un paio di generosi volontari, avremmo sempre l'erba alta mezzo metro».

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